music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Malady Of Elegance

GOLDMUND – The Malady Of Elegance
(Type, 2008)

Mentre è ormai prossima l’uscita di un nuovo lavoro a nome Helios, destinato a far da seguito allo splendido “Eingya”, il compositore americano Keith Kenniff rispolvera quasi in contemporanea anche il suo alter-ego pianistico-minimale Goldmund, presentando, sempre per la Type Records, un album – il terzo della serie – lungo e articolato come non mai, nel quale prosegue la ricerca di una forma musicale “pura”, definita, più che dalle note, dai tempi e dalle sospensioni tra esse collocate.
In poco meno di un’ora di durata, “The Malady Of Elegance” offre ampio saggio del certosino minimalismo di Kenniff, impegnato a creare armonie oblique solamente attraverso sparse note di pianoforte, stillate con lentezza sonnolenta e con delicatezza che richiama fragili suoni naturalistici.

Nonostante la sostanziale uniformità dello scarno impianto strumentale, nei quindici frammenti compresi in “The Malady Of Elegance”, Kenniff alterna vari registri, prediligendo l’iterazione di note intese a realizzare un effetto notturno, incantato e in parte inquietante, ma contemplando altresì piéce armoniche più strutturate, nelle quali si affacciano timide impronte cameristiche, accompagnate da piccoli effetti, quasi impercettibili (ad esempio in “Ouendake”). In maniera simmetrica, la costante indolenza del pianoforte e gli accenni a un’evanescente spettralità ambientale si ritirano a tratti a mero substrato compositivo, concedendo spazio a esili corde (“The Gardener”) e trame romantiche, nelle quali si affaccia una certa intensità espressiva, (“The Winter Of 1539-1540″, ” Evelyn”), invece assente nella maggioranza dei brani.

È proprio questo il principale limite della musica di Goldmund: l’incapacità di oltrepassare la superficie di un’inappuntabile compostezza formale, in definitiva non sorprendente e comunque solo in poche occasioni capace di conseguire quel coinvolgimento emotivo cui anche i compunti artefici della “modern classical” sovente tendono a lasciarsi andare.
Così, anche l’ovattata alchimia tra le note pianistiche – ora rade e rotonde, ora corpose e suonate in punta di dita – non riesce a suscitare qualcosa più del tiepido apprezzamento di una grazia tanto perfetta da sembrare il risultato di esercizi stilistici, alla lunga piuttosto asettici se non supportati da un equilibrio compositivo peraltro non facile da raggiungere, a fronte di una scelta stilistica di base così radicalmente ridotta all’osso.

(pubblicato su ondarock.it)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 14 agosto 2008 da in recensioni 2008.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: