music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The New Year

THE NEW YEAR – The New Year
(Touch & Go, 2008)

Quindici anni trascorsi ad attraversare generi e temperie musicali, a rincorrere una timidezza intrisa di malinconia, che li ha fatti rifuggire l’apparenza e finanche quella visibilità che i sempre troppo poco considerati (e poco citati) Bedhead avrebbero meritato. È un destino in penombra, quello dei fratelli Bubba e Matt Kadane che, mandata prematuramente in soffitta la loro prima band, giungono al terzo album con la nuova formazione The New Year, licenziando questo breve self-titled (trentaquattro minuti di durata), che pure è il prodotto di ben quattro anni di scrittura e un anno di registrazione.

Se la sono presa comoda Bubba e Matt, trasferendo anche nella fase di elaborazione di questo lavoro l’approccio indolente e disincantato da sempre caratteristico della loro musica, concentrato su una sensibilità melodica al rallentatore, applicata a retaggi chitarristici eredi del rock alternativo americano della prima metà degli anni 90 e tradotti in una forma idealmente collocabile tra slow-core e post-rock, ma tanto peculiare da non collimare con nessuna delle due definizioni.
Proprio l’ampia forbice temporale trascorsa dal precedente “The End Is Near” sta a testimoniare la rilassatezza creativa che la band texana può permettersi, aliena com’è da ogni aspettativa e da ogni pressione che non sia quella di un’ispirazione ancora una volta incentrata sui classici temi post-adolescenziali del trascorrere del tempo e della fallacia del desiderio, trattati adesso con una maturità ben distante da qualsiasi retorica.

Così, anche questo terzo lavoro di The New Year ripresenta l’abituale accostamento tra melodie ondeggianti e raffinate trame chitarristiche, a tratti solcate da increspature rumoriste. Il tutto viene, appunto, filtrato attraverso una maturità evidente tanto nei temi quanto nei suoni; basti pensare che quasi metà dei brani sono incentrati sul pianoforte, mentre persino le componenti elettriche più spigolose (che affiorano soprattutto in “The Door Opens” e nella conclusiva “The Idea Of You”) risultano quasi sempre sfumate, affiancate da melodie oblique e ritmiche uniformi, a sostegno di un contesto morbido e in apparenza distaccato.
Accanto a residui di febbrile chitarrismo e accenni di insistita frammentazione ritmica, l’album assume toni in prevalenza compassati, esaltati dal contributo del pianoforte anche nei brani che si dipanano poi in veste maggiormente elettrica, come avviene nell’ottima “The Company I Can’t Get” e in “MMV”. Non mancano nemmeno spunti di esplicito romanticismo, in crescendo accompagnati da un minuzioso lavorio strumentale, né trasformazioni di rallentate asperità in forma quasi di southern-rock, in maniera non così dissimile da quanto posto in essere da Geoff Farina con le ultime opere dei suoi Karate e di recente con i Glorytellers.

Quali che siano le componenti dei loro brani, The New Year mantengono una quieta imperturbabilità di fronte a una sottile sofferenza, declinata senza eccessi, secondo una sensibilità umbratile ed espressa in armonie fluide, di lenta e accuratissima suggestione.
Non graffiano più i fratelli Kadane, né oggi avrebbero validi motivi per farlo, eppure, distaccati e incuranti delle mode e dei contesti musicali, riescono ancora a lasciare la loro impronta in canzoni del tutto prive di pretese, ma pregevoli e dalla scrittura inappuntabile.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 9 settembre 2008 da in recensioni 2008.
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