music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

My Mind Is Falling To Pieces

MELODIUM – My Mind Is Falling To Pieces
(Arbouse, 2008)

Che Laurent Girard sia un autore iperprolifico è testimoniato dalla dozzina di opere pubblicate sotto l’alias Melodium dal 2001 a oggi, spesso in edizioni limitate, prodotte in proprio o su diverse piccole ma attente etichette in giro per l’Europa.
Da qualche tempo a questa parte, Girard sta attraversando un periodo di lenta ma sempre più decisa trasformazione stilistica, che attraverso la scoperta di un’insospettabile vena cantautorale, incardinata sull’abituale tessuto strumentale incentrato fin dall’origine sull’interazione di un’elettronica “povera” con tutta una serie di pianole e altri strumenti giocattolo.

Su questa linea evolutiva, instaurata in particolare dall’ottimo “Music For Invisible People” del 2006, si colloca anche questo “My Mind Is Falling To Pieces”, coerentemente pubblicato in sole cinquecento copie dall’ottima Arbouse Recordings. Per quanto si tratti poco più che di un’anteprima del nuovo album “Cerebro Spin”, annunciato per il mese di ottobre su Audiodregs, “My Mind Is Falling To Pieces” è, a sua volta, un album vero e proprio, con i suoi quasi cinquanta minuti, ripartiti in sole sette tracce di durata mediamente lunga, che presentano Girard in una veste quasi del tutto inedita, decisamente più intima e dimessa rispetto alle trame giocose e coloratissime di quasi tutte le sue opere.

Sembra quasi che la transizione di Girard a una sorta di “cantautorato folktronico”, oltre a contemplare una notevole riscoperta di suoni acustici, abbia inciso altresì sul mood delle sue composizioni. Lo si desume già dal titolo dell’album e da quelli di alcuni brani (“A Sort Of Happy Melancholy”, “Death Will Take Me Away From This World”), intesi a sottolineare una problematica messa in discussione di certezze tanto artistiche quanto umane, ma lo si percepisce soprattutto dalla sottile malinconia sottesa a molti pezzi e veicolata dalla cristallina semplicità dei ricorrenti accordi di chitarra acustica, circolari e indolenti, spesso posti in primo piano ad accompagnare il cantato serafico e quasi distaccato di Girard, altre volte insinuate sotto traccia tra glitch e miniature elettroniche.

Accanto a strumentali dalle delicate parvenze acustico-ambientali, costantemente puntellati da piccoli disturbi elettronici, ne risultano così vere e proprie canzoni (l’ottima “Christiane” su tutte), contrassegnate da una evidente propensione a melodie di semplice ma disarmante naturalezza, che alternano atmosfere avvolgenti a una sottile malinconia, pur sempre temperata dalla straordinaria capacità di Girard di non prendersi troppo sul serio, trasferita adesso in un contesto elettro-acustico e nella sua particolarissima formula di folk(tronica) cantautorale.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 18 settembre 2008 da in recensioni 2008.
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