music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Versailles Sessions

MURCOF – The Versailles Sessions
(Leaf, 2008)

L’interruzione della declinazione delle lettere del suo nome d’arte nei titoli delle sue opere coincide per Fernando Corona con un lavoro decisamente eccentrico rispetto all’abituale percorso dell’artista messicano, non solo dal punto di vista del contenuto musicale ma anche da quello della estemporaneità del progetto cui è destinato.
“The Versailles Sessions” rappresenta la testimonianza di una peculiare esperienza musicale, che nell’estate del 2007 ha visto Murcof impegnato nella creazione di un accompagnamento sonoro per “Le Grandes Eaux Nocturnes”, festival di luci, acqua e suoni che si svolge annualmente a Versailles.

L’ulteriore particolarità del progetto – e dunque delle risultanze racchiuse in queste sessions – risiede nella sua inedita modalità di realizzazione: Corona ha infatti dovuto relegare in secondo piano l’elettronica per cimentarsi invece con un impianto sonoro derivante dall’utilizzo di registrazioni di un ensemble di musicisti specializzati in musica barocca, impegnati con una strumentazione del XVII secolo, comprendente tra gli altri flauto, violino, viola da gamba e clavicembalo.
L’impronta tradizionale delle esecuzioni e la necessità di adeguare i suoni ai luoghi e ai giochi d’acqua e luce cui erano destinate ad associarsi non ha tuttavia indotto Murcof a rinunciare a un’accurata rielaborazione del materiale registrato, diverso da quello da lui solitamente utilizzato ma sottoposto ad analogo processo di filtraggio e assemblaggio.

Grazie a una notevole evoluzione e apertura delle tecniche di modellamento dei suoni e delle timbriche, Murcof ha conservato intatta la specificità barocca delle composizioni di base, riversandole in sei brani lunghi e complessi, nei quali dà forma a una sorta di spettrale colonna sonora, incessantemente solcata da rumorismi, distorsioni e piccole detonazioni, che si muovono in un moto centrifugo su un dark-ambient frammentato a prevalenza dissonante.
Non mancano accenni più armonici (il finale acustico di “A Lesson For The Future, Farewell To The Old Ways”, quello ambientale di “Spring In The Artificial Gardens”), tuttavia l’impianto di base permane tenebroso, enfatizzato anzi dall’inquietudine instillata dalla ruvidezza con la quale vengono spesso trattati gli archi e dai vocalizzi evocativi del mezzo soprano che si affaccia in “A Lesson For The Future, Farewell To The Old Ways” e in “Death Of A Forest”.
La moderna manipolazione dei suoni riaffiora in superficie quasi soltanto nelle due composizioni finali, coniugandosi al camerismo settecentesco in uno spoglio equilibrio che elide le componenti più aspre dispiegate in precedenza in favore di sonorità sempre venate da una patina di antichità ma più propense all’armonia e costellate zufoli e gentili rintocchi acustici.

Opera destinata alla fruizione dal vivo, “The Versailles Sessions” probabilmente su disco finisce per perdere parte della fugace magia che può aver emanato in associazione alle luci e alle immagini a corredo delle quali è stata concepita; le sole risultanze sonore di quell’esperienza unica, piuttosto che un lavoro organico risultano infatti molto simili a un esercizio di stile, nel quale Corona non ha tuttavia mancato di applicare e perfezionare ulteriormente la sua accuratezza compositiva.

(pubblicato su onsdarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 29 novembre 2008 da in recensioni 2008.
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