music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Ships And Trees

HEIDI ELVA – Ships And Trees
(Vitamin, 2008)

Proviene dagli antipodi una nuova e peculiare applicazione delle delicate note dell’arpa a un contesto musicale di matrice fondamentalmente cantautorale, ma caratterizzato da un’accurata quanto essenziale ricerca di sonorità da cameretta.

Si tratta dell’album di debutto di Heidi Elva, arpista neozelandese di recente attiva attraverso molteplici collaborazioni nella scena musicale australiana, che adesso assume in prima persona il ruolo di autrice e cantante, facendosi supportare, oltre che da samples e registrazioni eterogenee catturate sul suo mini-disc, da alcuni musicisti di sua conoscenza, tra i quali spiccano per stabilità e costanza del loro contributo, Peter Hollo al violoncello e Joe Cummins alla tromba. Si tratta di elementi importanti, che qua e là arricchiscono con discrezione l’impianto base incentrato sull’arpa e sulla voce sottile della Elva, senza alterarne la disarmante, intima semplicità.

Sono infatti composizioni estremamente scarne a comporre i dieci tasselli di “Ships And Trees”, album nel quale la giovane artista neozelandese offre ampio saggio delle sue potenzialità espressive, alternando ipnotiche trame di elettroacustica minimale (il suono della Moteer è dietro l’angolo – non a caso è stata scoperta da Part Timer) a vere e proprie canzoni incentrate quasi soltanto su delicati sfioramenti di corde e armonie scheletriche che nei passaggi più riusciti del lavoro (“There’s A Spell”, “The Flamingo Song”, “For Your Love”) rivelano un’incantevole sensibilità melodica.
La musica di Heidi Elva sa di un folk tradizionale e uggioso, interpretato con grazia tutta femminea (“Red Cut Out Hearts”), presenta ballate di visionaria intensità (“Lovers Or Strangers”), sfiora notturni accenti di un trip-hop scarnificato (“For Your Love”), corteggia una solenne immobilità ambientale puntellata da una timida elettronica (la lunga, conclusiva “In All Seek Beauty”), cimentandosi altresì con sperimentazioni oblique che alternano molteplici field recordings, lievi distorsioni di violoncello e iterazioni di note vagamente autoindulgenti (“Erhu”, “Weeping Irish Painter”, “Window”).

Se sotto quest’ultimo aspetto le composizioni finiscono per risultare talvolta un po’ ripetitive, è invece proprio il profilo più “cantautorale” a segnalarsi per la capacità di costruire ottime melodie sulle note stillate dall’arpa, che talvolta anche all’interno del medesimo brano alternano un registro vibrante a sospensioni temporali irregolari.
Nei passaggi più folk possono tornare alla mente alcune ballate dell’altra arpista Nancy Elizabeth, mentre la generale sensazione di raccoglimento che permea tutto l’album può essere paragonata soltanto all’intimo isolamento creativo di Mi And L’Au, altresì richiamati dalla fragile delicatezza sentimentale dei testi di brani quali “Lovers Or Strangers” e “For Your Love”, i cui temi contribuiscono ad enfatizzare ulteriormente la sensazione da “cameretta” già evidente sotto il profilo realizzativo dell’opera.
Del resto, sembra proprio quella la dimensione ideale di Heidi Elva: una dimensione casalinga, che riesce a trasmettere la schiettezza della sua musica, tanto più apprezzabile quanto più scarna e sentita.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 4 dicembre 2008 da in recensioni 2008.
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