music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

American Mystic

JOHN SHANNON – American Mystic
(Obliq Sound, 2008)

Il potere illuminante della musica, la capacità delle canzoni di risvegliare lo spirito: questi gli elementi alla base delle convinzioni artistiche (e non solo) di John Shannon, nonché i presupposti essenziali per la comprensione dei caratteri intimi e fortemente sentiti della sua musica.

Eppure il ventottenne cantautore americano, con alle spalle molteplici esperienze in diversi ambiti, dalla psichedelia all’avant-jazz, in questo album di debutto a suo nome non trasferisce più di tanto l’ascesi umana e creativa attraverso la quale vi è pervenuto (sembra infatti che Shannon abbia scoperto la sua indole cantautorale e le potenzialità del suo particolare timbro vocale nel corso di una spedizione meditativa nel deserto dell’Arizona).
Nessuna componente visionaria, né alcuna impostazione psichedelica permea le canzoni raccolte nei quaranta minuti scarsi di “American Mystic”, album in cui il misticismo è relegato quasi solo al titolo, poiché se è vero che la musica può essere veicolo di elevazione dell’animo, Shannon ne prende in considerazione i soli aspetti di spiritualità individuale in solitarie canzoni alla luna, che con voce soffusa e con la semplicità di note acustiche arrotondate narrano della inane limitatezza umana al cospetto dell’imponenza dei grandi spazi naturali e di quella, altrettanto inattingibile, dei sentimenti.

La meditazione contemplativa e il richiamo alla fugacità del tempo, da una parte, e la commossa partecipazione emotiva a istanti scolpiti nella memoria, dall’altra, costituiscono i temi sui quali si incentra l’appassionato songwriting di Shannon, costante nei suoi elementi ma tanto ispirato da riuscire a tradurre la sua fragile armonia secondo registri conformati di volta in volta in maniera diversa dalla sola partecipazione emotiva a brani intimi e vibranti, sommessi e tormentati al tempo stesso.
Analogamente, anche le matrici stilistiche di riferimento sono tutt’altro che scontate, non circoscritte al rassicurante alveo dell’alt-country, ma dense di fascinazioni drakeiane e anche di un’attenzione al picking acustico che nella sua iteratività rituale potrebbe essere accostata a quella di uno José González spogliato delle sue fattezze “latine”. Non di solo picking sono tuttavia costituite le dieci ballate racchiuse in “American Mystic”, poiché il loro caldo intimismo sfocia spesso in un lirismo etereo e impalpabile, che accompagna trame emotive vibranti, seppur custodite da una sottile patina di apparente e dissimulato distacco, al di sotto della quale scorre tuttavia impetuoso il sentimento.

Trame acustiche cristalline e un cantato in prevalenza sussurrato segnano brani tutti connotati da un lieve rapimento emotivo, che sfocia ora nella delicatezza dell’intreccio vocale di “Somewhere”, ora nell’intensa spiritualità di canti rituali intorno al fuoco (“Falling Into All”), ora in morbide melodie dai tratti folk più pronunciati (“Forgiveness”, “Lion’s Mane”), tuttavia orientate a una sottile psichedelia acustica piuttosto che a uno stile riconducibile ai canoni della tradizione americana.
In un lavoro sentito ed estremamente personale, Shannon rivela senza remore il proprio percorso interiore, cantando con sensibilità melodica e grazia compunta di sensazioni fragili, sospese tra cielo e terra, in una dimensione a metà tra sogno e realtà, tra coinvolgimento e atarassia.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 14 dicembre 2008 da in recensioni 2008.
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