music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Deuxième Bureau

JUMPEL – Deuxième Bureau
(Hidden Shoal, 2009)

Alla prova del secondo album, il tedesco Jo Dürbeck, aka Jumpel, prosegue il percorso di raffinamento delle sue composizioni a base elettronica, che già nel debutto “Samuel Jason Lies On The Beach” (uscito sempre per l’etichetta australiana Hidden Shoal nel 2007) aveva offerto un’elegante ibridazione tra modulate sonorità ambientali, inserti acustici e più pronunciati retaggi ritmici, prossimi a una IDM dai toni sfumati e dalle frequenze sottilmente dilatate.

Le dodici tracce di “Deuxième Bureau” vedono infatti Dürbeck indirizzarsi verso una più decisa transizione ambientale, tuttavia costellata da una miriade di toni, battiti e microsuoni provenienti da fonti diverse; così, accanto a flutti di synth caldi e avvolgenti, nelle composizioni dell’artista tedesco si affacciano lontani echi di kosmische musik, morbidi substrati jazzy e frammenti di strumentazione reale, comprensiva di piano, chitarra e batteria. Ne risultano brani dai prevalenti tratti minimali, che tuttavia spaziano con discreta varietà tra pièce ariose, scorci sonori più cupi e un intimismo elettroacustico che trova talora coronamento nelle note del pianoforte, in prevalenza sparse tra beats and blips, ma in alcuni casi articolate in vere e proprie melodie (il mantra in field recording “Joe Couldn’t Make It Tonight”, la finale “The Sea/Friends”).

Oltre alle dense coltri ambientali di “Dense Dust”, sono questi i passaggi più apprezzabili di un lavoro che pur nelle sue numerose sfaccettature sfiora di frequente il rischio connaturato a questo tipo di musica, ovvero quello di essere relegato a mero sottofondo. Eppure, è sufficiente porgervi la dovuta attenzione per cogliere l’accurato impianto compositivo intessuto da Dürbeck, nel quale traspare evidente la sua attenzione nel dosare gli elementi, lavorando per continue sottrazioni e parsimoniose aggiunte, il cui esito finale è quello di sciogliere le residue tracce di battiti elettronici – invero non sempre ispiratissimi – in una materia sonora fluida e pronta ad accogliere in sé gli input di nuovi contributi strumentali, dalla prevalente matrice elettroacustica.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 27 marzo 2009 da in recensioni 2009.
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