music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Seasoned Eyes Were Beaming

SARA LOV – Seasoned Eyes Were Beaming
(Nettwerk, 2009)

Già conosciuta e apprezzata con i Devics (in primis da Simon Raymonde, che li mise sotto contratto per la sua Bella Union) per le sue aggraziate doti interpretative, Sara Lov ha da poco deciso di mettersi alla prova di una produzione solista, interamente a proprio nome. Preceduto di poche settimane da un discreto Ep di cinque tracce, “The Young Eyes”, “Seasoned Eyes Were Beaming” rappresenta un debutto nel segno della continuità di quanto già espresso con i Devics e in particolare nel loro ultimo, delizioso “Push The Heart”, che ne aveva segnato una decisa maturazione nella direzione di un cantautorato dai tratti morbidi e sognanti. L’album costituisce, al tempo stesso, un nuovo punto di partenza per la definizione della fisionomia cantautorale di un’interprete che mostra di aver acquisito carattere e autonomia artistica, attraverso la proposizione di canzoni dal contenuto molto personale e dense di riferimenti autobiografici.

Supportata dall’importante produzione di Zach Rae (My Brightest Diamond, Fiona Apple) e dal contributo in alcuni brani da parte del suo compagno d’avventura nei Devics, Dustin O’Halloran, l’artista americana regala dieci pezzi contrassegnati dalla sua voce suadente e da melodie gentili, che in più di un’occasione denotano un convinto indirizzo verso una notevole immediatezza d’impatto. Strano a dirsi, sono proprio gli occhieggiamenti al pop e un’edulcorazione talora eccessiva in sede di produzione a non far emergere con costanza le timide pennellate emotive e la spiccata eleganza interpretativa della Lov.
Tuttavia, le sue vellutate modulazioni vocali arricchiscono di sfumature estatiche la lieve malinconia delle frequenti tematiche del ricordo e dell’innocente idealismo giovanile, evidenziate fin dal titolo dell’album ed espresse tra le righe di molti brani, title track in testa: “now you’ve grown and you are logical, you forget that anything is possible”.

Lo schietto autobiografismo di Sara Lov resta in bilico tra ricordo e immaginazione, trovando spunti in istantanee smarrite nella memoria (“A Thousand Bees”) e trasfigurandosi nel dolce disorientamento di una realtà soltanto agognata in sogno (“New York”). Accanto a ciò, permane tuttavia la consapevolezza del necessario superamento del passato (“how sweet is the revenge when you don’t want it anymore, how meaningless the defense when you’re not fighting anymore”) e l’apertura verso realtà nuove e vagheggiate (“I came back to see you through new eyes and feelings”). In passaggi come questi risiede l’essenza umana e musicale di un lavoro che rappresenta appunto un voltare pagina, umano e artistico, tale da proiettare l’autrice in una dimensione musicale intima e raffinata, esaltata nella sua intensità dall’affacciarsi di semplici melodie pianistiche e ingentilita dal ricorrente romanticismo degli archi.

L’effetto complessivo è gradevolmente primaverile, tuttavia va rilevato come l’indiscutibile limpidezza delle qualità dell’interprete riesca a manifestarsi soprattutto ove adeguatamente supportata da una scrittura in grado di farla emergere a dovere. E non sembra un caso che questo avvenga solo in un paio delle sei canzoni uscite dalla penna della Lov (la title track e “A Thousand Bees”), mentre gli altri episodi meglio riusciti possono individuarsi nella cover di Simon & Garfunkel “Old Friends” e nei tre brani nei quali torna ad affacciarsi lo zampino del vecchio sodale Dustin O’Halloran (“Just Beneath The Chords”, “New York” e “Animals”).
“Seasoned Eyes Were Beaming” offre in definitiva la prima testimonianza di un’artista matura e perfettamente a proprio agio in melodie dolci ed eteree, ma che denota ancora margini di miglioramento dal punto di vista della scrittura. Un (nuovo) inizio senz’altro incoraggiante.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 27 marzo 2009 da in recensioni 2009.
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