music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Else Another Light Might Go Out

SAETA – Else Another Light Might Go Out
(Tarnished, 2009)

Non è inusuale per chi segue in prevalenza musica ai margini dei principali canali di diffusione domandarsi come mai certe proposte artistiche restino confinate al rango di “culto” limitato e gelosamente custodito, pur avendo tutte le carte in regola per emergere a livello più ampio. L’interrogativo – in genere piuttosto retorico – è invece quanto mai fondato nel caso dei Saeta, band americana giunta ormai al quinto album e finora oggetto di apprezzamenti tanto sparuti quanto convinti, al di là e al di qua dell’Oceano, da parte di quei pochi che riescono ancora a farsi impressionare dalla genuina intensità di canzoni traboccanti di oscuro romanticismo, impostate come sono sul fragile equilibrio tra melodie e sospensioni temporali, tra malinconia e speranza.

Ci sono voluti ben quattro anni perché Matt Menovcik, Lesli Wood e Bob Smolenski dessero un seguito all’incantevole “We Are All Waiting For Hope”, regalando ai loro affezionati ammiratori un nuovo lavoro costellato di intrecci leggiadri, sfumature oscure e sapienti rallentamenti melodici. Sono questi gli elementi che fungono da sfondo all’emotività austera e mai ostentata di brani che vivono sull’alternanza o sul dialogo tra la voce profonda di Menovcik e quella cristallina della Wood e su aggraziate trame di chitarra e pianoforte, adeguatamente supportate dal violoncello di Smolenski, coronamento solenne e romantico di canzoni nelle quali si susseguono senza soluzione di continuità luce e tenebre, delicata tensione e graduali crescendo.

In questa ambivalenza risiede il tratto distintivo dei Saeta rispetto a tante altre band, più o meno celebrate, l’essenza che rende di difficile inquadramento la loro musica, in fondo un pop venato di classicismo, percorso da sognanti venature gotiche e sviluppato secondo cadenze slow-core. Analogamente sfuggenti sono le impostazioni dei brani, in superficie piane e delicate, ma provviste di un cuore aspro, un fuoco che brucia sotto la cenere, dapprima trattenuto nella scarna compitezza pianistica che costituisce lo scheletro di quasi tutte le composizioni, poi filtrato attraverso molteplici variazioni espressive, infine riportato alla luce in molti finali liberatori.
I brani non seguono tuttavia schemi predeterminati e non risultano quasi mai ridondanti, nonostante talune interpretazioni dal più marcato piglio teatrale, come nel caso di quella sognante e luminosissima di lei nella splendida “Shine” e dell’inserto da soprano che consacra la splendida “Can’t Imagine The World Without You” tra gli episodi più toccanti del lavoro, insieme a “Promise Me Still” e alla conclusiva, corale “About You”. Accanto alla solenne limpidezza del pianoforte e al tocco arioso degli arrangiamenti, è proprio la voce di Lesli Woods a esaltare la profondità emotiva dei brani, dosando alla perfezione tempi e modulazioni e sposandosi in maniera appropriata a quella bassa di Menovcik, i cui pur apprezzabili accenti tenebrosi non risultano tuttavia altrettanto espressivi.

Nei suoi poco oltre quaranta minuti di impeto dolce e romantico, “Else Another Light Might Go Out” regala un nuovo convincente saggio di una band alla quale nemmeno stavolta saranno sufficienti le sue sinuose armonie per farla emergere affermare al di fuori della ristretta cerchia di quanti già la seguono con attenzione. Per imperscrutabili difficoltà definitorie o per oggettivi limiti di mercato, anche quest’opera è probabilmente destinata a restare appannaggio di pochi affezionati, che saranno di certo lieti di riservarle un trattamento di riguardo, lo stesso che si confà alla bellezza fragile e inquieta di un cristallo oscuro, immagine che ben rappresenta la musica dei Saeta.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 9 maggio 2009 da in recensioni 2009.
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