music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Night Just Keeps Coming In

DAKOTA SUITE – The Night Just Keeps Coming In
(Navigators Yard, 2009)

Impresa decisamente ardua, quella di condividere con altri il proprio isolamento. È questa tuttavia la missione assegnata da Chris Hooson a “The Night Just Keeps Coming In”, non semplicemente un album di remix ma una vera e propria rivisitazione del contenuto del suo ultimo lavoro, il personalissimo e imperscrutabile “The End Of Trying”. Prodotto in sole trecento copie, “The Night Just Keeps Coming In” inaugura le pubblicazioni della nuova etichetta di Hooson, la Navigators Yard, che si occuperà esclusivamente della pubblicazione di lavori strumentali.

Se il recente album di Dakota Suite poteva a ragione considerarsi un inno all’incomunicabilità per pianoforte e violoncello, “The Night Just Keeps Coming In” sembra addirittura un passo ulteriore verso un grado zero musicale, nel quale le scheletriche strutture dei brani subiscono trattamenti di aggiunta o sottrazione, da parte di un ampio novero di artisti che raccoglie gran parte dei nomi più validi attualmente attivi in un ampio spettro musicale compreso tra retaggi classici, miniature elettroacustiche e le tante diverse sfumature dell’inesauribile microcosmo ambientale. La finalità di questi rimaneggiamenti è costituita alternativamente dalla costruzione di brani più articolati, anche dal punto di vista degli strumenti impiegati, o dalla diluizione di note e armonie in stratificazioni ambientali uniformi. I brani di “The End Of Trying” costituiscono, infatti, soltanto la base a partire dalla quale gli artisti coinvolti nella realizzazione del lavoro elaborano composizioni da ritenersi quasi interamente loro proprie. In qualche caso le rielaborazioni sono molto fedeli agli originali, ma più di frequente denotano sostanziali differenze, piegate come sono ai caratteri di chi le ha realizzate.

Tra le varie rielaborazioni particolare rilievo assumono quelle che riescono, seppur all’insegna del minimalismo, a valorizzare la composizione originale: “This Failing Sea”, che nella versione di Peter Broderick, si arricchisce di field recordings e di un impetuoso violoncello, “A Quietly Gathering Tragedy” alla quale Hauschka aggiunge brio e luce grazie all’uso di elettronica e carillon. Secondo la medesima modalità agiscono i tedeschi Swod che inseriscono effetti-vinile e corposi intrecci di field recordings agli archi malinconici e desolati “Een Langzaam Lekkende Wond”, mentre il finnico Hannu trasfigura il frammento “The End Of Trying Part III” in una composizione dai forti tratti personali, attraverso il copioso utilizzo di xilofoni dal sapore boreale e di una calda strumentazione organica.

Ed è soprattutto la capacità di fare proprie le reinterpretazioni dei brani di Hooson a rendere questa operazione interessante e, a tratti, imprescindibile: basti prestare attenzione alla cupa interpretazione a cura di Elegi, che fa apparire ancor più austera e disperata la già sconsolata “All The Love I Had Was Not Enough”, o al remix di Deaf Center che contrapponendo le melodie degli archi in maniera quasi brutale rende “Very Early One Morning On Old Road” un brano che non avrebbe affatto sfigurato nel piccolo capolavoro di inquiete sottigliezze ambientali racchiuso nel loro debutto “Pale Ravine”. Ancor meglio fa Arve Henriksen, già collaboratore di David Sylvian e membro dei Supersilent, che rimodella ed eleva, con la sua fedele tromba e un arrangiamento raffinatissimo, “The End Of Trying Part I”.

Lavoro intenso e operazione pertanto riuscita, quella piuttosto ambiziosa portata avanti da Chris Hooson con “The Night Just Keeps Coming In” che, oltre a regalare agli appassionati del genere sedici brani di tutto rispetto (pur con l’immancabile qualità altalenante che si riscontra in tali situazioni), allarga, ancor più che con “The End Of Trying”, gli orizzonti musicali dei suoi Dakota Suite, offrendo agli ascoltatori un variegato quadro dell’attuale stato della musica che, con artifici retorici e lessicali sempre più arditi si usa definire, non senza qualche perplessità, classica contemporanea.

(in collaborazione con Francesco Amoroso, pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 13 maggio 2009 da in recensioni 2009.
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