music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Deaths & Entrances

MY LATEST NOVEL – Deaths & Entrances
(Bella Union, 2009)

Il loro debutto “Wolves” era stato da alcuni salutato con toni roboanti, anche al di là dei suoi stessi meriti, e aveva suscitato una lunga serie di accostamenti a band e ambiti musicali tra i più disparati, dagli Arcade Fire ai My Bloody Valentine, dal folk al post-rock. A tre anni di distanza da quel lavoro – che nonostante simili premesse non era riuscito a travalicare apprezzamenti di nicchia – il quintetto scozzese dei My Latest Novel ritorna con l’atteso seguito, album chiamato a definire il profilo artistico della band e la sua stessa collocazione nell’universo musicale.
Per definire quest’ultima senza fraintendimenti, vanno subito smentite presunte aderenze “post” e tanto meno shoegaze, mentre risulta ben chiaro come per poter parlare di folk non siano sufficienti accenni acustici, uniti a qualche vezzoso arrangiamento di violini. Resta in piedi, invece, il solo riferimento agli Arcade Fire, se non altro per la comune attitudine pop, tuttavia interpretata con piglio più misurato e meno esplicito dal punto di vista della struttura delle canzoni.

Chiarito per sommi capi ciò che questo nuovo lavoro dei My Latest Novel non è, non resta che addentrarsi nelle undici tracce di “Deaths & Entrances” per rivelarne la fondamentale matrice indie-rock, sulla quale la band continua a incardinare il suo gusto per arrangiamenti romantici e la sua predilezione per melodie orientate a un pop teatrale e polifonico.
Linee melodiche avvolgenti, intersezioni vocali e rilanci armonici pomposi convivono con chitarre liquide e dai toni oscuri e con un impianto orchestrale volto a enfatizzare i momenti di maggiore lirismo di canzoni spesso costruite per stratificazioni successive e moderate liberazioni d’impeto, che costituiscono l’inevitabile esito di trame compositive insistite. Ne risultano brani assai articolati, che da un lato strizzano l’occhio al miglior indie-rock da classifica e dall’altro denotano le peculiarità britanniche della band, in passaggi più sfumati e sognanti e soprattutto nella consueta malinconia della chitarra e della voce di Chris Deveney. Sono questi ultimi elementi a trasparire con nitidezza nei passi più riusciti del lavoro, quelli nei quali la ricerca formale di un suono grandioso e coinvolgente riesce ad andare di pari passo con una scrittura abbastanza efficace: è il caso dell’iniziale “All In All In All Is All” e di “I Declare A Ceasefire”, brani le cui raffinate pennellate oscure rimandano piuttosto ai Kitchens Of Distinction, immersi tuttavia in un continuo gioco di alternanze vocali e armoniche.

L’estrema cura riposta nella definizione di singoli accessi melodici risulta però scarsamente convincente laddove intenda rapportarsi con la creazione di contesti-canzone dotati di ampio respiro complessivo. Tranne poche eccezioni, l’impressione è quella di una serie di frammenti giustapposti con gusto ma con una certa meccanicità, anche quando si tratta di passaggi pregevoli ma tutt’altro che imprevedibili. Analogamente, la forza evocativa dell’afflato orchestrale e dei ricorrenti intrecci vocali scolorano troppo spesso in schematismi monocordi e in una pluralità interpretativa il cui istinto teatrale è tuttavia privato delle parti corrispondenti al coro, ovvero proprio di quelle in grado di conferire efficacia memorabile a brani che invero talora risultano un po’ insipidi, a dispetto della ricchezza delle loro soluzioni sonore. Basti considerare le mutazioni continue (e non sempre coerenti) di un brano tuttavia di grande effetto come “Hopelessly, Endlessly”, che si dipana prima attraverso un tessuto wave per poi tradursi nella dolente e oscura malinconia dei Black Heart Procession e infine in una insistita conclusione emo-core.

“Deaths & Entrances” suona in buona sostanza come un’occasione mancata: certamente non l’album capace di lanciare i My Latest Novel a più ampi livelli di popolarità, ben più probabilmente un’opera che li restituisce alla loro dimensione indie-rock dall’incompiuta vocazione al pop orchestrale.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 16 maggio 2009 da in recensioni 2009.
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