music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

A Silent Effort In The Night

LOUISVILLE – A Silent Effort In The Night
(Debruit&Desilence, 2009)

Benché Louisville sia da subito inquadrabile quale l’ennesimo progetto generato dalla mente instancabile di Sylvain Chauveau, sarebbe decisamente superficiale liquidarlo con simile definizione, poiché alla sua realizzazione presiedono artisti dalle diverse impronte stilistiche di base, chiamate qui a una convivenza che pure si rivela niente affatto forzata.
Accanto a Chauveau, a Louisville prendono parte l’interessante compositore Olivier Cavaillé (ideatore del progetto) e l’ormai fidata Felicia Atkinson, musicista, fotografa e sensuale declamatrice, già cofirmataria del “Roman Anglais” dello scorso anno.

Niente descrive meglio l’idea sottostante a questo album di debutto quanto l’auto-definizione pubblicata sulla pagina Myspace della band, che reca la significativa immagine di “un appuntamento segreto nei boschi tra parole, suoni astratti e incarnazioni chitarristiche”. In effetti, l’appena mezz’ora di “A Silent Effort In The Night” mantiene per quasi tutto il suo percorso un aspetto claustrofobico e lievemente perturbante, persino nei suoi passaggi in apparenza più facili e diretti, quelli affidati all’abituale, cristallino pianoforte di Chauveau e a sorprendenti aperture in termini di melodie acustiche. Restando in metafora, a questo appuntamento segreto pare tuttavia siano stati invitati tutti i diversi aspetti della musica offerta negli ultimi dieci anni dal compositore francese, dal minimalismo pianistico agli approcci con l’elettronica, dal cinematica sensibilità post-rock degli album a nome Arca alla riscoperta di semplici strutture armoniche in forma di canzone (si vedano le cover di ”Down To The Bone”), fino ai visionari sperimentalismi ambientali e vocali da ultimo realizzati proprio insieme alla Atkinson.

Ed è proprio da lì che inizia l’album, con la suadente enumerazione di band e artisti americani (molti dei quali non a caso originari di Louisville) in uno spoken word solitario, sotto traccia al quale si sviluppano dapprima sparse saturazioni sintetiche e poi si strutturano suoni acustici che ben presto trovano esito in un sorprendente romanticismo, incastonato dall’arrangiamento d’archi e dal soffuso cantato di Chuaveau. La leggerezza acustico-melodica tornerà ad affacciarsi soltanto nell’ultimo brano dell’album, a chiuderne idealmente il cerchio dopo che nel frattempo si sarà passato in rassegna un caleidoscopio espressivo spiazzante, eppure per nulla incongruo. Accanto a due notturni interludi pianistici di due minuti ciascuno (“Matin” e “Soir”), l’album offre da un lato l’evoluzione di incastri elettro-acustici minimali in avvolgenti crescendo in pieno stile-Arca e dall’altro un aspro lavorio sul suono, proteso appunto verso un’astrattezza in prevalenza ruvida e disagevole, costellata da distorsioni, disturbi elettronici in fedeltà medio-bassa. Il tutto viene però elaborato in modo tale da consentire continue stratificazioni sonore ed evoluzioni imprevedibili anche all’interno dello stesso brano. È quel che puntualmente avviene nella febbrile incursione post-punk del finale di “The Only Thing To Come Now Is The Sea” e in coda a “Forest (For Maria Kotalska)”, ove onde armoniche solenni appianano la sostanziale immobilità e i tremolii elettronici caratterizzanti la gran parte degli ostici otto minuti del brano.

Un po’ summa delle tante anime artistiche di Sylvain Chauveau, un po’ inafferrabile patchwork stilistico, “A Silent Effort In The Night” rappresenta qualcosa di più della semplice risultante di un progetto estemporaneo, offrendo una valida prova di come si possa declinare in maniera coerente una pluralità di approcci artistici, nonostante l’apparente eterogeneità delle rispettive espressioni formali.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 23 maggio 2009 da in recensioni 2009.
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