music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Departures

MESSAGE TO BEARS – Departures
(Dead Pilot, 2009)

Sotto il misterioso ed evocativo alias di Message To Bears si nasconde Jerome Alexander, polistrumentista originario di Oxford, segnalatosi dapprima con un mini intitolato semplicemente “EP1”, pubblicato, al pari di questo suo primo album vero e proprio, dalla Dead Pilot Records, etichetta di culto non solo per le sue esplorazioni a cavallo tra ambient, post-rock e avanguardia ma anche per la cura e l’eleganza con cui sono confezionate le sue edizioni limitate.
In maniera analoga a quanto già dimostrato nell’Ep di debutto e nel successivo split con The Soul’s Release (altro nome da tenere sott’occhio nel medesimo ambito musicale), nei quaranta minuti di “Departures” si ritrova Alexander alle prese con la solitaria esecuzione di un ampio novero di strumenti, che vanno dalla chitarra acustica al pianoforte, dal glockenspiel a samples elettronici.

Attraverso tale eclettismo strumentale, Alexander tesse trame sonore in prevalenza quiete e notturne, in bilico tra ambient e folk e dotate di un approccio compositivo in grado di tradurre le componenti emozionali di una remota origine “post” in un flusso sonoro dai contorni smussati ma sempre molto sobrio e misurato nel proprio romanticismo melodico.
L’idea di distanza e di allontanamento, evidente sin dal titolo di questo lavoro, è resa in musica con grande classe attraverso un impianto base costituito dalla leggiadra intensità dei fraseggi tra un sognante picking acustico e aperture cameristiche, modulate su arrangiamenti d’archi e inserti pianistici. Ne risulta un suono denso eppure quasi sempre impalpabile, che disegna limpide armonie bucoliche e crescendo ora gioiosi ora avviluppati in stratificazioni ambientali, che denotano quanto meno una comunanza di ispirazione con le colonne sonore immaginarie dei Sigur Rós e con le riuscite incursioni nordiche di The Album Leaf.

I paesaggi sonori risultano tuttavia colorati non solo da tonalità evanescenti ma anche dal soffuso calore di un picking in talune occasioni addirittura latineggiante, che in passaggi quali “Hidden Beneath” e “At The Top Of This Hill” descrive lande desertiche come quelle degli ultimi Balmorhea, ai quali sono altresì riconducibili i ricorrenti frammenti di field recordings e armonie vocali. questi caratteri più aggraziati ed espliciti tratteggiano l’aspetto primaverile di composizioni che invece, man mano che scolorano verso l’ambient, denotano sfumature in penombra e crescendo d’archi al tempo stesso ariosi e struggenti. Qui la versatilità da polistrumentista di Alexander – paragonabile a quella del solo Peter Broderick – si orienta verso ambientazioni raccolte e intrise di una desolazione appena temperata dal costante movimento di brani in gradevole evoluzione verso una forma musicale pura, puntellata da tenui tratti elettronici e avviluppata da una sensibilità descrittiva splendidamente espressa in delicate strutture pianistiche (“November”) e trasognate elegie acustico-ambientali (“Hope” e “Autumn”).
Tutte le dieci composizioni racchiuse in “Departures” sembrano, infatti, vivere sull’esile crinale tra una minimale declinazione di ambient orchestrale e la compassata visionarietà bucolica elaborata da band quali Epic45 e July Skies.

La calibrata sobrietà delle trame sonore di Message To Bears e la capacità della sua musica di non abbandonarsi a troppo agevoli suggestioni “emotive” rendono questo lavoro una sequenza cinematica dalle sfumature impressioniste, realizzata con grande naturalezza e gusto dei particolari: quaranta minuti da assaporare al ritmo pacato del respiro, sospesi tra sogno e realtà, tra coltri vaporose e carezzevoli raggi di sole.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 30 luglio 2009 da in recensioni 2009.
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