music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Fires

LE LENDEMAIN – Fires
(Home Normal, 2009)

Con uno come David Wenngren si fa presto a perdere il conto, non solo dei dischi che lo vedono protagonista ma persino dei diversi progetti artistici a lui riconducibili. In principio era Library Tapes, poi se ne sono via via aggiunti altri, tutti connotati dalle note del suo pianoforte e da più o meno evidenti contributi elettronici.
L’ultimo (per ora…) di questi progetti a giungere al debutto discografico, grazie all’etichetta anglo-nipponica Home Normal, è questo Le Lendemain, che identifica sotto una specifica denominazione la sua ormai duratura collaborazione con il violoncellista inglese Danny Norbury, già presente negli “Sketches” di un paio di anni fa e nel più recente “A Summer Beneath The Trees”.

Reduci entrambi da album solisti dai quali sarebbe stato lecito attendersi di più (rispettivamente “Sleepless Nights” e “Light In August”), nella mezz’ora di “Fires” Wenngren e Norbury rifondono i rispettivi tratti stilistici fondamentali, integrandoli con ormai consumata confidenza reciproca in un lavoro che coniuga sparse note pianistiche, folate di violoncello e frammenti elettronici, e donando così strutture appena un po’ articolate a composizioni tuttavia sempre fedeli a un pronunciato minimalismo di base. È l’accurata interlocuzione tra strumenti a connotare i nove brani di un disco che rimescola di continuo le poche tessere a disposizione dei due artisti, virando ora verso tinte più cupe e solenni (“Lois”, firmata dal solo Norbury), ora su tonalità più romantiche (“Paus”, “Le Fleuvre”), ma dimostrando di saper convogliare una discreta sensibilità melodica in costruzioni armoniche incrementali, che vanno spesso a frangersi le une sulle altre in una placida marea, increspata soltanto da sfrigolii di loop e samples in media fedeltà.

Benché la disorientante produttività di David Wenngren instilli talora il sospetto che l’artista svedese potrebbe conseguire risultati eccelsi riordinando un po’ la frammentarietà delle sue pubblicazioni e diradandone la frequenza, la separazione concettuale e onomastica di Le Lendemain dagli altri suoi progetti trova piena giustificazione nell’efficace riuscita dell’impegno collaborativo con Danny Norbury. Senza nulla togliere ai rispettivi spazi espressivi, “Fires” finisce infatti per aggiungere qualcosa a quanto finora espresso singolarmente da entrambi, testimoniando la loro apprezzabile propensione ad abbracciare in maniera compiuta l’idea di un moderno minimalismo da camera, rideclinato con padronanza dei propri mezzi e acuta sensibilità descrittiva.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 21 novembre 2009 da in recensioni 2009.
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