music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

intervista: NETHERWORLD

Il romano Alessandro Tedeschi, alias Netherworld, è un artista impegnato nella ricerca di sonorità ambientali “pure”, attraverso le quali trasfondere in musica il suo amore per il freddo e per il Nord Europa, tanto che per la realizzazione del suo lavoro “Mørketid” ha utilizzato suoni naturali raccolti in Norvegia, così da poter avvicinare con maggiore coerenza le sue composizioni al “grande freddo” e alla notte artica.
A temi “glaciali” è ispirato anche l’altro ambizioso progetto di Tedeschi, ovvero la Glacial Movements, etichetta da lui creata e che già alle sue prime pubblicazioni ha richiamato la meritata attenzione per la qualità delle sue produzioni e per l’importanza di alcuni artisti che si sono cimentati in composizioni connotate da lenti movimenti e gelido fascino.
Abbiamo chiesto ad Alessandro di raccontarci della sua etichetta e della sua musica.

Come prima cosa, parlaci di come nasce l’iniziativa dell’etichetta Glacial Movements che, dall’esterno, appare estremamente coraggiosa per un giovane artista indipendente e in un momento difficile per il mercato discografico come quello attuale.
Glacial Movements nasce come omaggio alle grandi vastità artiche e antartiche, alle sensazioni di eternità che il freddo e il silenzio bianco suscitano in me quando mi trovo in contatto con la natura fredda o durante il periodo invernale.
Sono d’accordo con te, lanciare un’etichetta discografica in questo momento non è cosa affatto semplice, ma è proprio per questo motivo che lo faccio. Adoro le sfide, pormi degli obiettivi, e ovviamente anche raggiungerli.

La tua etichetta è giovane, ma sembra già nata “grande”, visto che fin dalla prima pubblicazione, la raccolta “Cryosphere”, hai ospitato artisti di rinomanza internazionale. Come sei entrato in contatto con loro e come sei riuscito a ottenere la loro fiducia e disponibilità?
Per “Cryosphere” ho selezionato alcuni dei miei artisti preferiti (alcuni li conosco personalmente) con i quali avevo già avuto contatti in passato (Lightwave, Troum, Aidan Baker, Oophoi…) scambiando i miei cd con i loro. La fiducia nei miei confronti è venuta da sé spiegando il concetto di Glacial Movements e ciò che rappresenta il termine “cryosphere” (le zone della terra ricoperte dai ghiacci). Hanno accettato tutti con molto entusiasmo e credo che abbiano musicalmente interpretato alla perfezione tale concetto. Anche con Rapoon (Robin Strorey) è avvenuta la stessa cosa per la produzione di “Time Frost” che, a mio avviso, è uno dei suoi lavori più riusciti della sua vasta discografia.

Al di là dei tanti riscontri di “critica”, testimoniati dalle tante recensioni che puntualmente inserisci sul tuo sito, hai percezione di essere riuscito a creare uno spazio per Glacial Movements anche in termini di pubblico?
Credo che con il passare del tempo Glacial Movements stia avendo sempre più visibilità sia in Italia ma anche e soprattutto all’estero. Dedico molto tempo e spazio alla promozione delle mie uscite e sono in ottimi rapporti con i migliori distributori e negozi di tutto il mondo, che permettono ai miei cd di arrivare un po’ ovunque. Ricevo spesso congratulazioni e apprezzamenti da molte persone e questo mi fa veramente piacere. Il mio obiettivo è quello di non avere limiti e farò di tutto per far crescere sempre di più la mia etichetta.

Quali sono i canali attraverso i quali ti muovi per diffondere le tue produzioni?
Per ogni uscita discografica, la prima cosa che faccio è la promozione verso tutte le riviste e radio specializzate (ma non solo) di tutto il mondo. Questa fase è di fondamentale importanza perché mi aiuta a diffondere velocemente la notizia. Molti giornalisti mi fanno sapere che attendono ormai con gradita ansia ogni uscita di Glacial Movements. Poi ovviamente mi avvalgo anche della collaborazione con i più importanti distributori internazionali per la vendita dei miei prodotti.

L’idea di Glacial Movements, fin dalla scelta del nome, è fortemente caratterizzata in senso artistico e di suggestioni: pensi che continuerà solo su questi territori musicali o, in futuro, potrebbe contemplare anche qualcosa di leggermente diverso?
I territori musicali nei quali si muove Glacial Movements sono molti e ovviamente variano in base all’artista scelto. Ma la cosa più importante è che la musica descriva pienamente tutto ciò che è legato con il concetto del grande freddo. Ci deve essere un forte legame tra musica e concetto. Detto ciò le sfumature possono essere veramente tante e lascio quindi alla persona il compito di interpretarle come meglio crede. La mia è solo una guida, il resto viene completato dai paesaggi musicali e dall’artwork, che è un altro aspetto importante di Glacial Movements.

Accanto alle uscite “canoniche” dell’etichetta, stati dando il via alle “Würm series”: di cosa si tratta e qual è la ragione per distinguerle dal resto delle produzioni di Glacial Movements?
Il Würm è stata l’ultima glaciazione che ha colpito l’Europa circa mille anni fa; il silenzio e il ghiaccio regnavano incontrastati e la presenza dell’uomo era quasi nulla.
Questa serie si distingue dal resto delle produzioni “regolari” in quanto musicalmente si tratta di un’unica traccia che, senza interruzioni, si sviluppa lentamente per un’ora. L’artista avrà il compito di descrivere quest’età del ghiaccio dando la propria visione del Würm. La prima serie (Würm Series I, appena uscita) ha come protagonista l’artista italiano Oophoi, il quale ha scelto di descrivere il Würm attraverso una “visione aerea”, prediligendo atmosfere dilatate e quiete. Ho creato una sezione della serie dedicata all’interno del mio sito web ufficiale.

Adesso veniamo alla tua musica e al tuo interessantissimo “Mørketid”: quali sono le suggestioni che ti hanno condotto alla scelta di utilizzare field recordings raccolti nelle zone artiche?
Ho voluto utilizzare le field recordings catturate in terra norvegese per avere una coerenza di fondo con il concetto del Mørketid. Infatti, questo è un termine usato dai norvegesi per indicare il periodo nel quale il sole si eleva sopra l’orizzonte solo per poche ore, e che caratterizza quindi il periodo invernale in quella terra. Mi sono servito del soffio del vento, dello straordinario suono che lo stesso crea accarezzando quegli splendidi ghiacciai e delle persone del luogo che parlavano per le strade dei bellissimi centri abitati della Norvegia, e poi ho manipolato il tutto in studio, pensando a tutte le sensazioni che sentivo dentro di me. Ho provato un senso di pace e serenità che qui a Roma di certo non riesco a trovare. Credo che questo sia l’aspetto che caratterizza “Mørketid”.

La tua esperienza “sul campo” per la raccolta di quei suoni deve essere stata affascinante: puoi raccontarci qualche particolare?
In effetti è stato così! L’esperienza più bella che ho avuto è stata quando ho registrato la sinfonia del ghiaccio e del vento all’interno dell’immenso Jostedaalsbreen, che è il ghiacciaio più grande d’Europa. Mi sono arrampicato e inoltrato tra gli spazi angusti, che si creavano tra la roccia della montagna e il ghiacciaio stesso. La luce generata al suo interno era di un blu intenso che quasi mi accecava. Oltre a catturare tutti i suoni possibili, ho anche scattato numerose foto…alcune di esse le ho pubblicate sul mio myspace.

Ritieni che la genesi di “Mørketid”, sia a livello di suoni che di esperienza personale, ti abbia avvicinato spiritualmente all’idea di ambient isolazionista? Può anzi essere un passaggio essenziale per la creazione di questo tipo di musica?
Ho sempre “sentito” in me l’esigenza di descrivere i miei pensieri “isolazionistici” in suono. Ed ho composto altri cd prima di “Mørketid” con questo intento. Tuttavia, credo che l’esperienza che ho vissuto in Norvegia mi abbia in qualche modo indirizzato verso un’altra visione di isolazionismo musicale, che credo stia iniziando proprio da “Mørketid”. Per me l’isolazionismo non è inteso come un’esperienza oscura o esoterica, bensì come un contatto con la natura glaciale, fredda e silenziosa. Ciò mi permette di creare il mio proprio “spazio”, dove poter pensare e riflettere su tutto ciò che mi circonda e anche su me stesso. Io non ho paura di guardarmi dentro.

Parafrasando il nome della tua etichetta, la musica di “Mørketid”, ancorché glaciale, rivela un movimento lento ma costante: è questa la finalità delle tue composizioni, oppure in esse prediligi l’uniformità e l’iterazione?
Compongo seguendo solo il mio istinto ed è questo che mi porta a costruire atmosfere cosiddette “lente”. Il mio obiettivo è quello di creare delle visioni ed uno stato onirico che crea all’ascoltatore (ma in primis a me stesso), uno strano senso di galleggiamento. Per il momento credo che questo sia il modo migliore affinché la mia musica possa prender forma.

Nella tua formazione e nei tuoi modelli di riferimento, vi sono soltanto artisti riconducibili all’estetica isolazionista e dark-ambient, oppure il tuo spettro d’interesse si estende anche al di là del tipo di musica che componi?
Durante la giornata, oppure quando viaggio in macchina mi capita di ascoltare ovviamente anche altre cose che spaziano dal rock al pop, ma soprattutto adoro la musica classica, che è la madre di tutte le musiche esistenti e che rappresenta secondo me la perfezione assoluta. Nella mia collezione ho molti dischi e cd dei grandi maestri Bach, Mozart, Satie, Maria Callas, Debussy e altri ancora.

Nelle tue composizioni mi è sembrato di rilevare anche tracce di “ambient orchestrale”: hai interesse per questo tipo di resa sonora e per il filtraggio elettronico di una strumentazione comprendente gli archi?
Mi fa piacere che abbia colto questo aspetto nella mia musica! In effetti quello che sto tentando di applicare alle mie composizioni è l’equilibrio e la bellezza che la musica classica sa esprimere. Cerco però di creare tonalità e loop glaciali di ampio respiro, dando un movimento circolare all’intera composizione. Tutto ciò che ci circonda lo è…dalla nostra vita alle stagioni, oppure ai movimenti dei pianeti o alle maree. La natura queste cose le fa da sempre. Ultimamente sto proprio utilizzando il suono di violini e archi ma ovviamente con un altro tipo di approccio.

A cosa stai lavorando attualmente? Dopo quella nordica, quale sarà la tua prossima esplorazione umana e musicale?
Ho finito da poco una collaborazione musicale insieme ai Nadja (Aidan Baker e Leah Bucareff) e verrà prodotta dalla nota etichetta francese Fario (che quest’anno produrrà anche un singolo a Thomas Koner, e uno split Charlemagne Palestine/Janeck Shaefer). Il titolo del nostro lavoro è “Magma To Ice” e io ovviamente mi sono occupato della sua parte “glaciale”. Ho utilizzato solamente brevi frammenti di musica classica e li ho completamente trasformati in nuove forme. Il cd uscirà a marzo 2008 e lo si potrà acquistare anche sul sito di Glacial Movements. Sempre quest’anno è uscita inoltre una compilation allegata ad un libro per la portoghese Thisco. Insieme a me, hanno partecipato artisti del calibro di Rapoon, Jarboe, Von Magnet e altri ancora. Invece, per quanto concerne Glacial Movements, subito dopo Oophoi produrrò il ritorno del grandissimo Lull (Mick Harris/Scorn) che esplorerà le cavità del ghiaccio. Il cd dovrebbe uscire per maggio. Poi sono in collaborazione anche con Marsen Jules.
Per quanto riguarda l’esplorazione umana vorrei tanto visitare l’Islanda e, musicalmente, sto ora componendo altro materiale seguendo le mie visioni che mi stanno portando “Over The Summit”. Come vedi al momento il freddo caratterizza un po’ tutta la mia vita!

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 8 dicembre 2009 da in interviste.
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