music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Holding Patterns

PARALLEL LIONS – Holding Patterns
(Bird Music, 2009)

Il progetto Parallel Lions nasce nell’inesauribile fucina artistica di Melbourne, sulla scia dell’importante esperienza degli Art Of Fighting. È il cantante e chitarrista Ollie Browne a costituire il trait d’union con quella band, tanto valida quanto poco considerata; lasciata per il momento quiescente l’attività della sua formazione principale, Browne ha da poco intrapreso una nuova avventura, dando luogo a questo trio, nel quale è affiancato da due inediti compagni d’avventura, Hamish Michael e Sam Bates.

I cinquanta minuti di “Holding Patterns” costituiscono la prima testimonianza della nuova band, evidentemente legata a filo doppio agli Art Of Fighting, e non soltanto per il lieve timbro vocale di Ollie. Benché infatti nel corso degli undici brani dell’album ricorrano a tratti gentili trame acustiche e soffusi battiti elettronici, il fulcro del lavoro rimanda proprio ai tratti salienti della band precedente, fotografata in particolare nei suoi momenti di maggiore lirismo, ovvero quelli ad essa più congeniali rispetto alla crescente enfasi alt-rock dell’ultimo “Runaways”.
Per stabilire il legame sono sufficienti già le note di piano e il raffinato romanticismo dell’iniziale “Taste Of Your Heart”, con il suo graduale crescendo armonico, riproposto peraltro in più di un brano, ora accanto alla smussata tensione che connota le linee di basso di “Hereafter”, ora a coronare le carezzevoli melodie di “Ever”, popsong che materializza nuovamente il legame di Browne con la candida timidezza dei Pale Saints di Ian Masters.

Non si pensi tuttavia a “Holding Patterns” come album conservativo, poiché se è vero che il meglio lo offre proprio negli episodi più facilmente riconducibili alla pregressa esperienza di Browne, i Parallel Lions non si limitano a una mera opera di ricompilazione, innestando invece su quel tessuto consolidato una più spiccata vena pop. La stessa che costituisce il succo di un lavoro in grado di bilanciare tensione e melodia in ballate dalle tinte pastello, modulate con minore o maggiore mordente, che tra un clapping gioioso e accordi che si inarcano in loop vagamente psichedelici lasciano ritrovare con piacere una firma e una voce tra le più significative del panorama australiano degli anni 2009.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 10 dicembre 2009 da in recensioni 2009.
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