music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

In Sea

AARKTICA – In Sea
(Silber, 2009)

I non molti che si fossero imbattuti nei precedenti lavori realizzati, nella sua decennale attività sotto l’alias Aarktica, dal newyorkese John DeRosa forse già conoscono l’aneddoto preliminare al suo avvicinamento a una creazione artistica incentrata su toni, onde e oscillazioni collocate in un territorio liminare tra vista e udito. La peculiare sinestesia della musica di DeRosa deriva infatti dall’improvvisa sordità che nel 1999 lo ha colpito all’orecchio destro: da allora DeRosa ha pubblicato cinque album nei quali, con il saltuario ausilio di vari collaboratori, ha sviluppato un proprio percorso a cavallo tra drone ambientali, pop atmosferico e sporadiche incursioni in affini territori wave-shoegaze.

Nonostante la sigla Aarktica si sia quasi sempre associata a opere di buona qualità (da ricordare in particolare il primo album “No Solace In Sleep” e il successivo Ep “Morning One”), per uno di quegli strani casi che spesso capitano in ambiti musicali sotterranei, non è mai assurta a un livello di considerazione paragonabile, ad esempio, a quello degli Stars Of The Lid o di Windy & Carl.
Nelle loro varie sfumature, infatti, i dischi di DeRosa non sono poi stati mai molto distanti dalle sonorità di casa Kranky, alle quali con il suo sesto “In Sea” si riaccosta con decisione, dopo le non del tutto convincenti divagazioni in chiave sintetica del precedente “Matchless Years”.
DeRosa ritrova qui l’essenza più pura e personale della sua ispirazione, attraverso l’utilizzo soltanto delle chitarre e del suo antico organo a pompa Bilhorn, più che sufficienti, tuttavia, ad offrire un saggio ad ampio spettro di glaciali sinfonie ambientali, schegge di canzoni dal sapore sognante e inafferrabili ondulazioni, che traducono in maniera compiuta la tematica “liquida” concettualmente sottesa al lavoro.

Nel corso dei cinquantasei minuti di “In Sea”, drone di organo si fondono con toni e riverberi chitarristici policromi, in una serie di combinazioni ben più ricche di quanto la semplice strumentazione utilizzata potrebbe lasciare presagire. Dalle solenni dilatazioni percorse da distorsioni circolari dell’iniziale “I Am (The Ice)” alle calde tonalità di “Onward” e “Young Light”, fino alla tenebrosa uniformità di “Autumnal” e “Instill”, DeRosa passa in rassegna le diverse sfumature di una musica al tempo stesso incantata come il ghiaccio e in incessante movimento tra correnti di modulazioni e distorsioni, ora esili ora decisamente più concrete. La persistenza impalpabile della concezione di musica ambientale dell’artista newyorkese trova poi sublimazione nell’omaggio a LaMonte Young e Marian Zazeela (suoi maestri nei tempi immediatamente successivi alla sua menomazione fisica) di “LYMZ” e nella lunga elegia “A Plague Of Frost (In The Guise Of Diamonds)”, frutto, al pari di “Corpse Reviver No. 2”, di una tecnica casalinga di registrazione in bassa fedeltà a velocità doppia rispetto a quella di esecuzione (tecnica già presente nei dischi di Aarktica fin dal primo “No Solace In Sleep”).

In parallelo con gli aspetti più dilatati e sperimentali del lavoro, non implicano tuttavia la rinuncia da parte di DeRosa alla sua vena melodica, riscontrabile anche in gran parte dei brani strumentali ed espressa in due vere e proprie canzoni – “Hollow Earth Theory” e la delicatissima cover dei Danzig “Am I Demon” – nelle quali si manifestano altresì compiutamente pennellate oscure e dense di sentori shoegaze, rielaborati al tempo del digitale.
È questa versatilità, peraltro comune a quasi tutti i dischi di Aarktica, a fare di “In Sea” un album dalle tante sfaccettature, che descrive con raffinato sguardo da regista onde ghiacciate, reali e figurate, avvolte in tiepido bozzolo sonoro di espansa e multiforme intensità.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 14 dicembre 2009 da in recensioni 2009.
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