music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Dyad 1909

ÓLAFUR ARNALDS – Dyad 1909
(Erased Tapes, 2009)

L’occasione per aggiungere un ulteriore tassello discografico alla sua già prolifica attività questa volta ad Ólafur Arnalds è stata offerta da una piéce teatrale alla spedizione antartica di Henry Richard Schakleton, che nel 1909 fallì la conquista del Polo, pervenendo tuttavia alla massima latitudine meridionale fino ad allora raggiunta.

Di questa rappresentazione è stata commissionata ad Arnalds la colonna sonora, nella quale il giovane artista islandese ha rifuso tre brani già editi – uno tratto dall’esordio “Eulogy For Evolution” e due rimaneggiamenti di pezzi di “Variations Of Static” – nonché quattro composizioni inedite, dal cui quarto d’ora di durata totale si può provare a tratte qualche indicazione in vista dell’attesissimo secondo album vero e proprio, annunciato per il prossimo anno.

Nei nuovi brani, si scoprono profili ancora non del tutto conosciuti del compositore islandese, che alla consolidata formula di pianoforte, archi ed elettronica aggiunge qui una insospettabile vena tenebrosa, senz’altro confacente alla destinazione dell’opera e accentuata da un utilizzo cupo e a tratti marziale dell’elettronica. Se infatti la breve intro “Frá Upphafi” e il più melodico finale “…Og Lengra” rappresentano statiche immersioni, tra beccheggi e modulazioni, nelle profondità ghiacciate del dark-ambient, gli altri due inediti “Brotsjór” e “Til Enda” puntano decisamente sui ritmi elettronici e su archi stridenti per evocare l’intensità drammatica e burrascosa della narrazione che queste musiche sono state chiamate ad accompagnare.

In questi brevi saggi, Arnalds mantiene e anzi rafforza la vocazione cinematica e descrittiva dei suoi brani, confermandosi “sceneggiatore di suoni” intenso e di spiccata sensibilità. Nel contempo, il suo ambizioso approccio a un’elettronica più invasiva dal punto di vista ritmico e a poco rassicuranti scenari dark-ambient ne evidenza l’ampiezza di uno spettro artistico non (più) limitato al morbido romanticismo dalla lontana matrice post-rock delle opere fin qui realizzate.

Pur non essendo un’opera di per sé particolarmente significativa, “Dyad 1909” adempie in maniera adeguata alle aspettative del pubblico sempre che più numeroso si sta avvicinando al talentuoso artista islandese, che a questo punto è lecito attendere alla definitiva consacrazione.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 24 dicembre 2009 da in recensioni 2009.
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