music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Teen Dream

BEACH HOUSE – Teen Dream
(Sub Pop/Bella Union, 2010)

Se l’esordio omonimo del 2006 li aveva segnalati come credibili interpreti di canzoni sospese tra sogno e realtà, il successivo “Devotion” ha confermato i Beach House nella loro vena melodica e nella straordinaria capacità di creare atmosfere vellutate e cangianti, partendo solamente dalle suadenti interpretazioni vocali di Victoria Legrand e dagli intrecci di organi e tastiere vintage con le chitarre e le ritmiche di Alex Scally.
A due anni esatti da quel lavoro, il duo di Baltimora è dunque atteso all’impegnativa conferma attraverso questo terzo album, che ne segna nel contempo la consacrazione a livello distributivo, conseguente alla firma con la prestigiosa Sub Pop.

La genesi del disco ha avuto luogo durante poche settimane all’inizio del 2009, nelle quali Victoria e Alex hanno scelto di ritirarsi nella loro Baltimora, a tirare le fila del lungo tour successivo a “Devotion”, raccogliendo le nuove canzoni che nel frattempo avevano preso forma e in alcuni casi erano state già eseguite dal vivo. Il contesto familiare e isolato nel quale l’album è stato realizzato si sposa con la riscoperta di una spontaneità primigenia, che la produzione di Chris Coady (già all’opera tra gli altri con Blonde Redhead e TV On The Radio) non ha alterato nell’essenzialità dei suoi cardini, elevandola invece verso un suono più “pieno”, che esalta l’incedere trasognato delle melodie incorniciate dalla fascinosa sobrietà interpretativa di Victoria, supportata talora soltanto da un paio di note d’organo e da rilucenti tappeti di tastiere.

Benché i suoi prodromi fossero chiaramente riscontrabili in alcuni brani compresi in “Devotion” (in particolare “Gila”), “Teen Dream” non rappresenta una mera continuazione del disco precedente, quanto piuttosto una notevole rifinitura del suo stile onirico, qui calato in un aggraziato contesto retro-futurista, nel quale le melodie si svolgono gradualmente in parabole armoniche languide e in continua intersezione con tastiere persistenti e pulsazioni ritmiche appena accennate. Si direbbe, infatti, che la parte di gran lunga preponderante di “Teen Dream” viva sulla congiunzione tra i piani, solo in apparenza separati, del cantato leggiadro di Victoria e delle incessanti modulazioni interstellari di organo e tastiere, che, spesso anche nel corso dello stesso brano, dischiudono la fulgida policromia di mondi immaginari, quasi come se si trattasse di livelli successivi di un videogioco d’annata, da scoprire ogni volta con quel senso di genuino stupore adolescenziale evocato dal titolo dell’album.

Nascono così canzoni sinuose, dai toni sognanti, incardinate sul fluttuare ebbro ma controllato di organi e tastiere che arricchiscono la lezione di Stereolab e (soprattutto) Pram di un piglio melodico persino meno zuccheroso rispetto al recente passato. Folate di vento cosmico e oscillazioni liquide avviluppano dunque le strutture incrementali di ballate incantate ed efficacissime quali “Silver Soul” e “10 Mile Stereo”, ma sono altresì capaci di ritrarsi per lasciare il proscenio alle note limpide di “Used To Be” e “Real Love”, che mostrano la versatilità di Victoria nell’alternare registri lievi a timbriche sentimentali di inusitata profondità.
L’accresciuta densità del suono risulta poi evidente negli episodi nei quali il duo espande i propri orizzonti palesando ulteriori (più o meno prevedibili) aderenze stilistiche. Basti considerare, per esempio, l’ampio respiro melodico di “Walk In The Park”, che trasfigura la vorticosa magia degli Slowdive attraverso tastiere e battiti sfumati, e le ripetute aperture armoniche dell’indovinato singolo “Norway”, ove vocalizzi e sospiri ovattati gettano un ponte ideale tra Liz Fraser, Naomi Yang e Laetitia Sadier.

Ben al di là dell’ozioso gioco dei riferimenti, il pregevole campionario sonoro di “Teen Dream” e le sue melodie che scolorano in un iperuranio solcato da mille riflessi magnetici consacrano i Beach House quali raffinatissimi interpreti di una dimensione aliena, pervasa da uno spirito incontaminato e dall’entusiastica inclinazione alla meraviglia di un’immaginazione giovanile. La stessa che anima chi, nell’inserire un disco nel lettore, è ancora disposto a credere che possa aprirgli il giardino dei sogni e dei desideri, al quale “Teen Dream” potrà fornire sicuro nutrimento.

(pubblicato su ondarock.it)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 1 gennaio 2010 da in recensioni 2010.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: