music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

July Flame

LAURA VEIRS – July Flame
(Raven Marching Band/Bella Union, 2010)

Autrice originaria del Colorado e ormai non più giovanissima, Laura Veirs è stata sempre una voce tanto assidua quanto poco appariscente del panorama cantautorale americano, nel quale si è segnalata per discrezione e raffinatezza negli anni in cui le interpreti femminili in quest’ambito non erano numerose, salvo poi eclissarsi in seguito a qualche lavoro non del tutto convincente e riaffiorare soltanto in collaborazioni come quella con i Decemberists in “The Crane Wife”.

Oltre che con la brigata guidata da Colin Meloy, suo convinto sostenitore, il trasferimento a Portland ha proiettato la Veirs all’interno di una scena musicale attivissima, che la ha fatta entrare in contatto con tanti diversi musicisti, non soltanto di estrazione folk e cantautorale. Non a caso, alcuni dei suoi ultimi album la vedevano affiancata da una vera e propria band, che sembrava averla indotta a rinunciare in buona misura alla sua limpida timidezza acustica in favore di un’impostazione più schiettamente “rock”.

Fermo restando l’ampio novero di amici e collaboratori presenti anche in questo suo settimo album in studio, in “July Flame” la bionda cantautrice americana recupera tanto una primigenia spontaneità d’ispirazione quanto il gusto per un’essenzialità a prevalenza acustica, ancorché variamente condita ariosi arrangiamenti orchestrali e bilanciata da più nervose incursioni elettriche.

Come rivela il suo stesso titolo, ispirato da quello di un banco di pesche osservato a Portland nel corso dell’estate del 2008, “July Flame” è un disco improntato a una spiccata leggerezza e una solarità tipicamente estive, ricco di ballate lievi e misurate, che coniugano la caratteristica sobrietà interpretativa con una ritrovata confidenza melodica, esaltata da un impianto strumentale nel quale spiccano gli archi (arrangiati da Stephen Barber) e qualche saltuario inserto di tromba, che nel complesso pare avvicinare la Veirs a quel gusto orchestrale e imprevedibile, divenuto firma riconoscibile di Sufjan Stevens.

A differenza di quel che l’essenzialità acustica dell’iniziale “I Can See Your Tracks” potrebbe lasciar presagire, “July Flame” non irradia una serie di evocative ballate nello stile di Marissa Nadler o di altre sacerdotesse del folk contemporaneo, poiché il comune denominatore bucolico sotteso a quasi tutto il lavoro si manifesta in una serie continua di variazioni, che alternano spunti intimisti soffici e riflessivi (“When You Give Your Heart”, “Sleeper In The Valley” la e cantata al piano vagamente catpoweriana “Little Deschutes”) a canzoni dal passo svelto, che riflettono l’ispirazione assolata e gioiosa dell’intero disco attraverso testi sbarazzini quali quelli della title track e di “Summer Is The Champion”, col suo contagioso invito “let’s get dizzy in the grass”, contornato da un caldo florilegio di note di tromba.

Ma al di là del tono solare e delle misurate melodie uscite dalla penna della Veirs, l’essenza di “July Flame” risiede soprattutto nella ricchezza di arrangiamenti e soluzioni armoniche, alle quali contribuisce senz’altro l’apporto fornito a quasi tutti i brani dalla viola di Eyvind Kang, nonché quelli di Karl Blau e di Jim James dei My Morning Jacket, tra l’altro compagno dei pregevoli intrecci vocali del soffuso finale “Make Something Good”.

Pur senza raggiungere vette di eccellenza, l’album restituisce Laura Veirs in un’ottima forma a livello di scrittura e melodie, senz’altro incentivata dal suo recupero di quella più spoglia linearità nella quale già in passato ha dimostrato di trovarsi a proprio agio e che tra le tessere di un leggiadro mosaico strumentale composto da chitarre, pianoforte, archi e fiati ha qui trovato adeguato complemento. Un ritorno a buoni livelli senz’altro piacevole per chi già conosceva le misurate qualità di questa autrice valida ma poco adusa alle luci della ribalta, un’utile occasione per scoprirla per quanti per la prima volta si imbattessero nella sua musica attraverso queste luminose ballate.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 9 gennaio 2010 da in recensioni 2010.
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