music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Go

JÓNSI – Go
(Emi/XL, 2010)

È probabilmente prematuro pensare a uno stabile disimpegno di Jón Þor Birgisson dai suoi Sigur Rós, ma certo è che l’attuale stato di quiescenza della band (che di recente ha annunciato di voler ricominciare da zero il lavoro sul prossimo album) e il contestuale dinamismo del suo leader in progetti personali rappresentano segnali espliciti di come lo sguardo di Jónsi sia adesso rivolto a orizzonti artistici ampi e almeno in parte svincolati dall’alveo dell’esperienza del gruppo.

“Go” segue infatti di appena un anno l’esperimento ambientale di “Riceboy Sleeps”, accreditato congiuntamente ad Alex Somers, il quale peraltro ha seguito anche quest’album in veste di produttore, accanto allo stesso Jónsi e a Peter Katis. Non si esauriscono qui gli illustri collaboratori di quest’album, che può considerarsi “solista” soltanto fino a un certo punto, visto che l’ormai ben consolidata peculiarità vocale dell’artista islandese trova altresì il supporto delle percussioni di Samuli Kosminen (Múm) e degli arrangiamenti orchestrali dell’onnipresente Nico Muhly.

Quel che ne risulta è un album inaspettatamente frizzante e primaverile, che dà solo in parte la sensazione di uno “Jónsi senza i Sigur Rós”, visto che le aderenze con le ultime prove della band sono inevitabili, ma non per questo sufficienti a ridurre il lavoro al rango di un’appendice marginale rispetto a quanto espresso nel contesto di gruppo.

Birgisson non rinuncia a incursioni in atmosfere sognanti e crescendo emozionali sulle onde del pianoforte e degli archi (le ottime “Tornado” e “Kolniður”), che rimandano ancora ai vecchi tempi e possono annoverarsi tra gli highlights di “Go”, ma la maggior parte del lavoro è dominata da una freschezza pop i cui sentori nordici vengono tradotti attraverso una ricchezza di zufoli e ritmiche persistenti, che sviluppano in chiave ancor più gioiosa quanto già palesato in maniera spiazzante nella parte iniziale dell’ultimo “Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust”.

Si rincorrono, così, nel corso del lavoro melodie briose e filastrocche scatenate (“Animal Arithmetic”, “Boy Lilikoi”), incorniciate da un variopinto impianto orchestrale che integra misurate aperture romantiche ed effluvi di una grandiosità di archi e ottoni, ora visionaria, ora estremamente irrequieta nel conferire ulteriore vivacità all’inconfondibile falsetto di Jónsi, i cui arabeschi vocali lasciano in prevalenza il posto all’immediatezza di vere e proprie canzoni cantate in inglese.

Tuttavia, al di là della discreta riuscita in particolare dei brani più prossimi all’alveo della band (ai quali può senz’altro aggiungersi anche l’estatico florilegio di “Grow Till Tall”), “Go” risente nel complesso del non amplissimo respiro di un’ispirazione che, accanto a un’esplicita maggiore propensione al pop, non riesce ad affrancarsi più di tanto dall’immaginario dei Sigur Rós, rispetto al quale le variazioni affidate all’elettronica sfociano troppo spesso in patterns e battiti digitali alquanto insipidi.

Resiste, invece, senz’altro il fascino alieno di una voce e di ambientazioni sonore che non smarriscono la propria magia al mutare dei protagonisti, trovando una materializzazione solo parzialmente diversa di una grazia fragile, adesso tradotta in popsongs lievi e dal potenziale radiofonico più che discreto.

A metà strada tra gli entusiasmi dei fan, che potranno ergerlo a ulteriore oggetto di devozione, e i prevedibili strali di chi vi riscontrerà un’operazione commerciale priva di novità sostanziali, “Go” rappresenta l’ennesima testimonianza della vitalità creativa di Jónsi e la conferma di un percorso che lo sta conducendo a concentrarsi sempre di più sulla sintesi in canzoni da tre-cinque minuti delle suggestioni dei Sigur Rós, soprattutto di quelle più gioiose e solari. Non sarà un inizio solista col botto, ma “Go” è senz’altro una nuova partenza significativa e niente affatto incolore. E allora, vai Jónsi, vai!

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 2 aprile 2010 da in recensioni 2010.
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