music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Continuing Adventures Of The Strange Sound Association

GHOSTWRITER – The Continuing Adventures Of The Strange Sound Association
(Second Language, 2010)

Per la sua terza pubblicazione annuale (quarta in totale), l’etichetta a sottoscrizione di Glen Johnson, Martin Holm e Phelan Sheppard ha deciso di dare ospitalità a un progetto del tutto peculiare, in bilico tra sperimentazione musicale e concettualismo letterario.

L’intento è fedelmente riprodotto dalla confezione del disco, al solito realizzata a mano in cartoncino riciclato e arricchita da originalissimi extra, che in questo caso consistono in un biglietto di biblioteca, nella miniatura di un libro rilegato con cordicella rossa e nel codice d’accesso a un sito destinato a completare con un libretto virtuale ricco di citazioni l’idea sottesa a quest’operazione, non circoscritta al solo aspetto discografico.

Profondamente letteraria è anche la denominazione del protagonista dell’opera, ovvero Ghostwriter, alias già comparso nella raccolta “Music And Migration” e corrispondente a Mark Brend, che oltre a cimentarsi qui in veste di musicista è considerato tra i maggiori conoscitori del modernariato strumentale, sul quale ha anche scritto un saggio molto conosciuto in Inghilterra ed emblematicamente intitolato “Strange Sounds: Offbeat Instruments And Sonic Experiments In Pop”. E l’altrettanto emblematico “The Continuing Adventures Of The Strange Sound Association” non poteva essere che la continuazione, in veste di musicista, di quanto da lui trattato in veste di vero e proprio ricercatore di strumenti e di suoni.

Suddiviso in tre capitoli (“Music For Men Of Letters”, “Music For Imagined Technologies” e “Music For Flotsam And Jetsam”), il lavoro non è infatti altro che una ricchissima galleria di frammenti, nastri e librerie sonore, accostati e intrecciati a creare bizzarre atmosfere retrò, sospese tra schegge analogiche e accenni melodici che insieme creano una sorta di sbilenca colonna sonora per un visionario noir francese del cinema muto.

Assistito da Darren Hayman, Suzy Mangion (già collaboratrice di Piano Magic) e dai suoi compagni dei tempi dei Fariña, Tim Conway e Matthew Gale, Brend racchiude in quindici brevi tracce un’incredibile miscellanea sonora, che spazia con disinvoltura dalle chincaglierie vittoriane di Plinth e Textile Ranch a ombrose partiture da orchestrina jazzy, da ricorrenti ambientazioni elettroacustiche a tentativi di costruzioni melodiche interstellari, che soprattutto nella parte finale disco affiorano sui vocalizzi della Mangion, evocando degli Stereolab narcolettici e dotati di una strumentazione analogica ancora più risalente.

Non è un caso, infatti, che nella piccola orchestra Ghostwriter, accanto a basso, batteria, banjo e copiosi sampler, vi sia un’ampia rassegna di pianole giocattolo, sintetizzatori e organi analogici dei più vari, ivi compreso il brendonium, macchinario di tutta evidenza creato dallo stesso Mark Brend.

Al di là della piacevolezza dell’oggetto, così preziosa ai tempi della de materializzazione del prodotto musicale, “The Continuing Adventures Of The Strange Sound Association” più che un album nel senso tradizionale del termine è appunto esattamente quel che il suo titolo promette: una libreria risultante da ripetuti esperimenti di commistione sonora post-moderna, tanto affascinante nella sua eterea atemporalità concettuale, quanto disorganica dal punto di vista di una fruizione strettamente musicale, che permane eccessivamente frammentata, nella breve durata media dei brani e nelle loro variopinte costruzioni. Ma in fondo sarebbe fuori luogo chiedere qualcosa di diverso da queste autodefinite, spericolate associazioni di strani suoni.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 22 Mag 2010 da in recensioni 2010.
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