music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Soup & The Shilling

THE MAGICKAL FOLK OF THE FARAWAY TREE – The Soup & The Shilling
(Deserted Village/Deadslackstring, 2010)

Il nome di David Colohan è forse già abbastanza familiare a quanti seguono le derive più vitali attraversate dalle infinite trasformazioni del folk degli ultimi anni, ma non è certamente ancora riconosciuto come meriterebbe la forza evocativa e la capacità rielaborativa dimostrata nei lavori del suo principale progetto Agitated Radio Pilot e del più ampio collettivo United Bible Studies.

Intorno a lui e all’etichetta Deserted Village, si sta coagulando una vivace scena artistica, votata al recupero e alla moderna trasfigurazione di ancestrali reminiscenze del folk irlandese e non solo. Tra le sue varie collaborazioni (una citazione a parte la merita quella con la ammaliante Autumn Grieves) e incarnazioni artistiche, The Magickal Folk Of The Faraway Tree rappresenta quella maggiormente legata alle radici culturali della sua Irlanda, avendo tratto origine dal suo interesse per il canzoniere di “Folksongs Of Britain And Ireland” redatto da Peter Douglas Kennedy. Dopo essersi imbattuto in quella raccolta nel 2002, Colohan ha intrapreso l’ambizioso progetto di riportare a nuova vita i testi della tradizione, componendo nuovi arrangiamenti musicali per canti e ballate la cui origine si perde nella notte dei tempi.

Da quell’idea hanno tratto origine due mini album in cd-r dalle edizioni limitate (“The Mildew Leaf” e “The Cat’s Melodeon”), che adesso vengono rifusi nel primo del due cd che compongono “The Soup & The Shilling”, accanto a un brano contenuto in una raccolta curata dall’etichetta Digitalis nel 2005.

Anche in quest’edizione, quei brani mantengono l’aspro feeling delle cantate originali palesando, in particolare nella seconda parte del primo cd, un’attitudine oscura e misteriosa, capace di far rivivere le narrazioni di omicidi, amori, guerra ed emigrazione tipiche dell’eredità culturale irlandese, attraverso un impianto strumentale che bilancia in maniera egregia essenzialità del banjo e del flauto alla ricchezza bandistica chitarra, fisarmonica, violino e bouzouki.

Particolarmente significative della coerenza stilistica della band sono la distante e inconsolabile malinconia dell’emigrante di “Being Here Has Caused My Sorrow” e la suadente ballata gaelica “Donal Òg”.

Il secondo cd rivela invece l’altra faccia dell’operazione sottesa a The Magickal Folk Of The Faraway Tree, progetto non improntato alla mera rivisitazione del passato, ma volto altresì a dimostrare come sia possibile incardinare idee e canzoni nuove sul solco della tradizione. Nella seconda parte di “The Soup & The Shilling” trovano infatti spazio quattordici composizioni originali scritte da Colohan e interpretate alla maniera dell’antico folk, spogliando le canzoni da tutte le variopinte connotazioni attuali proprie di Agitated Radio Pilot, per conseguire un risultato del tutto spiazzante dal punto di vista temporale.

Queste canzoni rappresentano la professione di un legame e una sorta di chiusura del cerchio, che travalica agilmente il rischio di apparire anacronistica, da un lato attraverso le interpretazioni ascetiche e tenebrose di Colohan, dall’altro per il tramite di una forma espressiva tendenzialmente più essenziale e intima. Benché a livello superficiale la differenza con la prima parte del disco non sia così sensibile – poiché in entrambi ricorre la stessa atmosfera bucolica, così come la medesima alternanza tra inglese e gaelico – l’effetto atemporale dei brani discende qui da una radicale inversione di piani: non più riarrangiamenti di classici folk ma canzoni nuove composte e suonate alla maniera dei tempi che furono. Ne risultano così brani parimenti avvolti in un’aura di fascino misterioso e antico, ma contrassegnati da un piglio di scrittura che trova la propria miglior essenza in una dimensione agrodolce, danzante ora sulle corde allegre del violino, ora raccolta in ballate dimesse, i cui echi tornano a smarrirsi nel tempo.

Proprio in questa continua intersezione tra passato e presente risiede l’essenza di “The Soup & The Shilling”, prima opera sulla lunga distanza di The Magickal Folk Of The Faraway Tree ed ennesimo esempio di come troppo spesso venga dato per scontato che dalle mille espressioni del folk tradizionale non possano ricavarsi spunti e suggestioni sulle quali lavorare secondo tendenze evolutive o anche soltanto nei termini di una “archeologia musicale” non fine a stessa. Vedere alla voce David Colohan per credere.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 2 giugno 2010 da in recensioni 2010.
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