music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Les Mange-Tout

LES MANGE-TOUT – Les Mange-Tout
(Sister Who, 2010)

Una copertina sbarazzina dai mille colori e quasi altrettanti strumenti suonati nel corso del disco introducono il duo italo-francese Les Mange-Tout, al debutto sulla lunga distanza dopo un sotterraneo mini, pubblicato qualche tempo fa per la compianta My Honey Records.

Tra Genova e Le Havre, le due fanciulle che compongono Les Mange-Tout – Germana Bargoni e Nathalie Barxs – hanno trovato un punto d’incontro delle loro abilità da polistrumentiste nell’evidente propensione di entrambe per le miniature melodiche e nel comune spirito giocoso, eternamente adolescenziale, con il quale si avvicinano alla musica.

È un mondo incantato quello tratteggiato nel corso di questo agile album, realizzato sotto la supervisione di Alessandro Paderno dei Le Man Avec Les Lunettes; è un mondo osservato con sguardo curioso e vivace, con estrema attenzione per le piccole cose, che infatti ricorrono nei titoli dei brani e nei loro testi, così come nei quadretti strumentali, che a basso e chitarre acustiche accostano xilofono, ukulele, fisarmonica, organi e organetti giocattolo dei più vari.

Quasi scontato pensare all’Amélie di Yann Tiersen ascoltando il succedersi incalzante dei dodici brevi bozzetti (solo due brani superano i tre minuti di durata) racchiusi in questo lavoro primaverile, frizzante, intriso degli accenti salmastri delle città portuali delle due protagoniste e completato da un tocco francese nelle ambientazioni e nell’alternanza tra raffinata brillantezza e sottile malinconia da uggia parigina.

È musica da cameretta, in un certo senso, ma disincantata e ben distante da facili retoriche, che nel genuino gusto pop delle canzoni e nel brioso intreccio tra le voci angeliche e impertinenti di Germana e Nathalie richiama l’attenzione sull’istintualità domestica di trame strumentali semplici ed eccentriche, capaci di divertire con marcette, filastrocche e carillon, ma anche di catturare istantanee di sottile malinconia, sulle note della chitarra o poco più.

In “Les Mange-Tout” si susseguono senza sosta brillanti richiami al pop seventies, delicatezze da folk acustico casalingo e peculiari rivisitazioni di ballate fuori dal tempo, nelle quali irrompono spesso incursioni di xilofono, organetti e tastierine che denotano la lodevole capacità delle due ragazze di fare musica seriamente ma senza perdersi troppo sul serio.

Il loro spirito è infatti gioviale e divertito, ma la cura nella scrittura dei brani è rimarchevole, così come sono significativi i rimandi – più o meno consapevoli – a un ampio ventaglio di riferimenti, dall’indie-pop scandinavo ai Belle & Sebastian, dal pop francese d’annata agli intrecci vocali dei Kings Of Convenience o degli Stereolab, che Germana e Nathalie sembrano aver fatto propri, restituendoli alternamente su basi acustiche o su semplici intersezioni tra organo e fisarmonica.

Ma soprattutto “Les Mange-Tout” ha il merito di essere un disco godibilissimo e divertente – dal passo svelto di “Cute Cake” all’ironico cha cha cha con cui si conclude “Les Petits Pieds Froids” – passando per un caleidoscopio di suoni liquidi, acquerelli acustici e dolcezze pop assortite, confezionate con classe e con una naturalezza che merita di essere custodita gelosamente. Perché, per fortuna, per qualcuno fare musica è ancora un divertimento.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 4 giugno 2010 da in recensioni 2010.
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