music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Desert Fires

NOVELLER – Desert Fires
(Saffron, 2010)

Il curriculum della fanciulla presenta credenziali quali la partecipazione alla Guitar Army di Rhys Chatham e all’ensemble delle cento chitarre di Glenn Branca, collaborazioni con Aidan Baker e Carla Bozulich, performance dal vivo accanto a Xiu Xiu ed Emeralds, nonché l’esperienza in qualità di parte integrante di Cold Cave e Parts & Labor.

L’attivissima e affascinante titolare di quest’ampio ventaglio di frequentazioni artistiche risponde al nome di Sarah Lipstate, altresì regista di corti cinematografici e titolare dell’alias Noveller, sotto il quale a partire dal 2005 ha realizzato una serie di cassette e cd-r limitati, nei quali dava libero sfogo a un rumore bianco chitarristico, talora filtrato dall’elettronica, in urticanti monoliti di drone impetuosi e rumorose incursioni prossime ad avanguardismi metal.
A meno di un anno dal suo ultimo album – “Red Rainbows”, pubblicato dalla No Fun Productions – Sarah imprime una decisa svolta al suo progetto, che coincide con l’avvio della sua etichetta personale Saffron e con i sei brani racchiusi nei trentacinque minuti scarsi del nuovo “Desert Fires”.

Deposto l’urto rumoroso dei suoi lavori precedenti, in “Desert Fires” la Lipstate si mostra animata da uno spirito uguale e contrario rispetto al passato: non più texture ruvide e chitarre urticanti, ma timbriche sfumate, che mantengono un substrato di tensione latente, tuttavia immersa in un oceano di stasi avvolgente.
Eppure, a ben vedere, sotto la superficie di linee di basso sinuose, giochi di riverberi e intarsi elettroacustici, scorre magmatica una trama di distorsioni controllate, riflessi nervosi ed esili propulsioni, che non deflagrano più in enfasi rumoristica, ma restano a costituire un substrato sul quale incidono pulsazioni, onde impalpabili e loop ipnotici.
Così, se il granuloso lavorio distorsivo affiora di tanto in tanto (“Kites Calm Desert Fires”) a rammentare la formazione musicale e il recente passato della Lipstate, i giocosi ceselli elettroacustici di “Almost” e “Toothnest (For Chris Habib)” ne trasfigurano la fisionomia quasi in quella di una Colleen che tormenta la chitarra elettrica, mentre la persistenza di drone tende a sfociare in onirismi sottilmente psych e in iterazioni che gettano un ponte verso i delicati toni di Jon Attwood (“Same”).

L’album appare dunque come un percorso, molto probabilmente una vera e propria transizione, emblematicamente rappresentata dal provvisorio approdo delle derive dell’artista newyorkese racchiuso nella conclusiva “Fades”: con le sue onde impalpabili e i suoi morbidi loop, è il brano più etereo e rilucente del lotto, e dunque quello che meglio si presta a rappresentare l’intrigante mutazione di pelle del progetto Noveller, ulteriore testimonianza di come capacità compositive e perizia realizzativa possano ben prescindere dalle forme di volta in volta assunte. In questo senso, “Desert Fires” può ben costituire il punto di partenza per la seconda vita artistica di Sarah Lipstate, “novella” compositrice ambient-drone, che d’ora in poi potrà essere interessante seguire con occhio attento.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 2 agosto 2010 da in recensioni 2010.
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