music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

All Is Falling

JAMES BLACKSHAW – All Is Falling
(Young God, 2010)

Reduce dalle ormai stabili frequentazioni in casa Gira e dalla fattiva collaborazione agli ultimi due lavori dei Current 93, James Blackshaw prosegue il suo percorso evolutivo con un nuovo disco nel quale si dimostra compositore sempre più maturo, discostandosi da quel cliché di semplice fingerpicker al cui interno viene convenzionalmente ricompreso.

Il recente “The Glass Bead Game”, con le sue aperture pianistiche e la ricchezza degli arrangiamenti, ha costituito l’ultimo stadio di una transizione dell’artista inglese da mero virtuoso dell’improvvisazione a musicista a tutto tondo, dedito alla creazione di texture armoniche e alla costruzione di soundscapes evocativi ed emozionali.
Dalle pregevoli conclusioni di quel lavoro muove il nuovo “All Is Falling”, più che un album nel senso proprio del termine, un’elegia di tre quarti d’ora, ripartita in otto parti prive di titolo, che contrassegnano altrettanti momenti di un flusso sonoro omogeneo nella resa complessiva, eppure conformato a molteplici sfaccettature.

Improntato a un tema “apocalittico”, coerente con il recente connubio tibetiano, “All Is Falling” esordisce col compunto neoclassicismo pianistico della prima parte, nel quale già si profila la solennità spettrale e vagamente barocca che connoterà tutta l’opera. Blackshaw imbraccia la chitarra soltanto nel secondo segmento, stillando tonalità limpide, contornate dal romanticismo degli archi.
La dodici corde comincia a inarcarsi nella bucolica partitura cameristica “Part 3”, dischiudendo un caldo ritualismo, la cui lieve deriva psych è appena temperata da un florilegio d’archi in crescendo. In questa parte centrale del lavoro si assiste a un continuum di mood e fisionomia compositiva, nel quale Blackshaw si lascia andare a qualche virtuosismo su tempi mai così serrati, agevolati, a quanto pare, da una minore tensione delle corde e da una diversa posizione delle dita che le fanno vibrare con maestria. L’artista inglese dimostra tuttavia ancora una volta non mera tecnica fine a se stessa, ma un’ispirazione destinata da un lato a tracciare arpeggi e incastri strumentali coinvolgenti e dall’altro ad ampliare uno spettro sonoro che lo vede cimentarsi persino nelle percussioni che conferiscono estrema vitalità e tempi frammentati alla breve “Part 6”.

Se arabeschi chitarristici ancestrali e sinuosi arrangiamenti donano compiuta coerenza anche ai segmenti più concisi del lotto, dai quasi dodici minuti del lied “Part 7” traspare l’ampiezza di respiro delle composizioni di Blackshaw, che qui dà libero sfogo a un lirismo da camera che nella maggiore durata trova un’obliqua potenzialità descrittiva, in un certo senso affine agli emozionali notturni per corde e archi dei Balmorhea.
Nel complesso puzzle degli snodi strumentali e di attitudine sottesi ai passaggi tra le sue varie parti, “All Is Falling” rappresenta dunque la degna continuazione di “The Glass Bead Game” lungo la via del completamento artistico di un musicista ormai sempre più proteso verso la dimensione di compositore a tutto tondo, rispetto alla quale quella di cristallino performer della dodici corde risulta ormai riduttiva e accessoria.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 2 settembre 2010 da in recensioni 2010.
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