music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Salicornie: Topofonie Vol. 2

enrico_coniglio_salicornieENRICO CONIGLIO – Salicornie: Topofonie Vol. 2
(Psychonavigation, 2010)

Dai luoghi della memoria post-industriale di “Songs From Ruined Days” alla memoria di luoghi conservati in un cristallo musicale, Enrico Coniglio prosegue le sonorizzazioni di un ipotetico percorso in una Venezia vagheggiata o scomparsa, tanto nelle cattedrali industriali abbandonate quanto nelle cartoline romantiche e atemporali di “Salicornie”, secondo volume delle “Topofonie”, inaugurate nel 2007 con “Areavirus”.

Non è nuovo il legame del compositore veneto con la sua città, così come non lo è il suo intento di “riempire” di suono i luoghi, anziché semplicemente descriverli; e in questo senso i quasi settanta minuti di “Salicornie” incarnano l’essenza stessa di luoghi, suoni e frammenti sospesi in un altrove temporale e rappresentati in miniature astratte, realizzate a mezzo dei consueti filtraggi e manipolazioni di field recordings, ma anche attraverso un articolato impianto strumentale, che comprende la tromba di Arve Henriksen e il pianoforte di Gigi Masin.

Non più solo saturazioni, dunque, ma un ritorno a un ampio spettro compositivo, che trae l’abbrivio da mesmeriche intersezioni con fiati e pianoforte per confezionare, appunto, topofonie più o meno estese, avvolte da un fascino arcano, romantico e decadente al tempo stesso. “Salicornie” rappresenta infatti una fedele narrazione musicale dell’essenza e della storia di luoghi, momenti e tradizioni, che ora si innalza in progressioni graduali, supportate da una qualche forma ritmica, ora si rifugia in liquide profondità ambientali, appena solcate da pulsazioni e screziature minimali. Sotto il primo profilo, sono già emblematici gli otto minuti della title track iniziale, la cui solennità pianistica viene prima puntellata dai fiati e poi completata da ritmiche jazzy e da vocalizzi tra post-coralità e vaporose ambientazioni nordiche. L’accurata giustapposizione dei suoni reca con sé un’idea di lenta perfezione orientale, che talvolta si percepisce nel ricorrere di sentori caldi e speziati, nonché soprattutto nella ricca leggiadria di un brano come “The Girl From Murania”.

Coniglio applica tuttavia i suoi “origami sonori” non solo alle parti acustico-cameristiche del lavoro ma anche a quelle – non meno ingenti – improntate a declinazioni ambientali, che nell’occasione spaziano dal dark ambient dei nove minuti di “Fondamente Nove incl. 120 cm s.l.m.” ai suoni granulari di “Pastor et nauta”, dai picchiettii nelsoniani di “Alpen Tower pt.2” alle spesse nebbie idrofoniche di “Salicornie (reprise)”. E ancora, l’interludio per pianoforte e violoncello “Salicornie (interlude)” e l’aura rinascimentale del dialogo tra drone, voci, violino e campane di “Angels Of San Marco”; insomma, un universo sonoro estremamente vario, le cui molteplici sfaccettature compositive e strumentali incorniciano di un senso di distanza spazio-temporale l’omaggio tutt’altro che banale a una Venezia idealizzata nella preziosa immutabilità del ricordo.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 4 novembre 2010 da in recensioni 2010.
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