music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Static Nocturne

ELUVIUM – Static Nocturne
(Watership Sounds, 2010)

Nel 2010 di Mr. Matthew Cooper, “Static Nocturne” può ben considerarsi la faccia oscura della luna, la traslitterazione afasica e acomunicativa degli ambiziosi tentativi di cantautorato ambientale racchiusi nel suo ultimo album “Similes”.
In questo lavoro, pubblicato in edizione limitata sulla sua etichetta personale Watership Sounds, Cooper dà infatti libero e completo sfogo alla sua vocazione ambient-drone, attraverso un’unica traccia della durata di ben cinquanta minuti, che lo vede cimentarsi in una sorta di sinfonia dedicata – come il suo stesso titolo sta a testimoniare – a notturne correnti di elettricità statica e a un rumore bianco, retaggio di una lontana matrice di carattere post-industriale.

Lungo tutto il corso di una traccia, invero, in continua e febbrile evoluzione, non mancano saggi delle emozionali partiture pianistiche proprie dei gioielli “An Accidental Memory In The Case Of Death” e “Copia”; si tratta, tuttavia, di miniature immerse in un brodo primordiale estremamente saturo, che trae le mosse da field recordings e screziature rumoriste per enucleare un susseguirsi di folate ambientali brulicanti di un movimento ondivago, al cui interno densi filtraggi orchestrali dialogano con sciabolate noisy e una serie infinita di riverberi, che disegnano sfumature policrome, dando luogo a una risultante sonora di rara densità.

Se la metà scarsa del lavoro è improntata a una sorta di crescendo niente affatto impetuoso, ma contrassegnato da sfrigolii rumoristi e accenni melodici scientemente relegati in secondo piano, il cuore di “Static Nocturne” cresce in asprezza dissonante, veicolando distorsioni che, in maniera analoga a quanto avveniva in “Talk Amongst The Trees”, fungono da ideale contraltare ai levigati passaggi della prima parte del lavoro. Superata la mezz’ora della traccia, le brume attraverso cui si scorgevano esili strutture melodiche acquistano in spietata asprezza post-industriale, prima di scolorare nel lungo commiato degli ultimi dieci minuti, lunghissimo finale che scema in una ritrovata placidità di contenuto.

Lavoro, di tutta evidenza, ostico e in un certo senso volutamente “minore” nella discografia di Eluvium, con il suo denso minimalismo “Static Nocturne” esemplifica un senso di inaccessibilità attraverso la consueta classe compositiva dell’artista di Portland, stavolta profusa in un coraggioso saggio della sua anima più sperimentale e isolazionista.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 26 novembre 2010 da in recensioni 2010.
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