music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Trials

SHADY BARD – Trials
(Forest Industries, 2010)

A tre anni dall’esordio, avvenuto grazie all’attenta Static Caravan, gli Shady Bard danno finalmente un seguito all’ottimo “From The Ground Up”. In questo lasso di tempo, la band capitanata da Lawrence “Becko” Vasiliadis, adesso divenuta un sestetto, ha messo a punto una personale miscela di elementi acustici e orchestrali, discostandosi in maniera alquanto sorprendente e coraggiosa dalla scontata collocazione a cavallo tra tradizioni folk e moderno indie-rock sulla quale l’album di debutto sembrava poterli attestare.

Nel nuovo lavoro, non casualmente intitolato “Trias”, sin dall’iniziale title track risulta palese il desiderio della band di affrancarsi da tale ristretto ambito sonoro ed è subito chiara la volontà della band di dare libero sfogo all’ispirazione, pur condensandola in un disco coeso e conciso, come dimostra la durata delle tracce, che solo in un paio di occasioni supera i quattro minuti.
Del resto, “Trials” presenta anche un’ambiziosa unitarietà narrativa, essendo un vero e proprio concept, dedicato – o quanto meno ispirato – alla drammatica serie di incendi distruttivi che flagellarono la Grecia nel 2007 (“Becko” Vasiliadis ha chiare origini greche). E, quasi che il fuoco abbia distrutto la vegetazione e abbia fatto scappare i volatili, la stessa copertina del disco si riduce allo spoglio ramo che fa da logo alla band, riprodotto in colori fiammeggianti su uno sfondo di terra bruciata.
All’essenzialità estetica non corrisponde tuttavia un lavoro di sottrazione di elementi compositivi, che vengono convogliati in una formula densa ed espressiva, che non disdegna spunti epici e impetuosi crescendo orchestrali, pur riuscendo a ritagliare spazi per intrecci melodici e per una rifinita coralità, non poi così distante da quella che negli ultimi anni tanti consensi ha fatto raccogliere a band come Arcade Fire o Efterklang.

Così, con una coerenza un po’ fuori dal tempo e dalle mode, proprio in un momento nel quale il pop-folk che caratterizzava il lavoro d’esordio sta tornando in auge oltremanica, gli Shady Bard addensano il proprio suono rendendolo, a tratti, contiguo al post-rock più romantico ed orchestrale.
Evidenza ne è il breve interludio sigurrosiano “The Dream”, ma anche il vivace uptempo di “Volcano!”, con il suo crescendo epico, o “Trias (Part III)”, un flamenco dissonante e angoscioso, con gli strumenti si rincorrono e si accavallano, a creare un forte senso di tensione e turbamento. Non mancano spunti più delicati e puramente pop, da “Daphne” – sentita ballata d’amore nella quale il piano punteggia una languida melodia supportata dagli archi – a “Plan B”, numero acustico squisitamente semplice ed efficace, con la tromba ancora in evidenza, fino all’elegiaco finale di “In Memoriam”. Ma tale scelta stilistica e sonora è organicamente portata avanti lungo tutte le undici tracce dell’album, con le tante pregevoli intersezioni tra uno stile narrativo romantico, vagamente teatrale, e un accurato dosaggio di rifiniture sonore fortemente incentrate su archi e fiati.

“Trials” si rivela così, ascolto dopo ascolto, un album coraggioso e rigoroso, che, seppure privo delle svettanti melodie pop dell’esordio, rafforza gli Shady Bard come una delle più promettenti (e audaci) band del panorama indipendente inglese, riaffermandone, anzi, il potenziale e le prospettive future.

(in collaborazione con Francesco Amoroso, pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 19 dicembre 2010 da in recensioni 2010.
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