music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Songs From The Cellar

CAROL ANNE MCGOWAN – Songs From The Cellar
(Apollolaan, 2010)

Carol Anne McGowan è una cantautrice irlandese, ultima voce in ordine di tempo ad affacciarsi con il suo debutto discografico nello straordinario panorama del cantautorato – più o meno folk – al femminile, che anche nel 2010 non ha mancato di offrire ottime conferme (Emily Jane White, Sharron Kraus) e nuove voci di assoluto valore (Agnes Obel, Allysen Callery).

“Songs From The Cellar” non è un vero e proprio album d’esordio, quanto piuttosto la prima testimonianza sonora della voce sinuosa ed evocativa dell’artista originaria della contea di Donegal, scoperta dall’ottimo Matt Shaw, che ha pubblicato i sette brani qui raccolti, racchiusi nella consueta confezione cartonata, prodotta nelle abituali cinquanta copie confezionate a mano dalla sua etichetta Apollolaan. Non si può, appunto, parlare di album in senso proprio, non solo per la durata del disco – di poco inferiore alla mezz’ora – ma soprattutto perché le sette “Songs From The Cellar” rappresentano fedelmente quanto preannunciato dal titolo, ovvero canzoni registrate in una cantina, con solo una chitarra e un microfono, e dunque presentate in una forma spoglia e in fedeltà assai bassa.

La cantina in questione è un locale vecchio di oltre quattro secoli, situato nella cittadina renana di Oestrich-Winkel, i cui sentori di legni e zuccheri e la cui atmosfera di magico mistero quasi si percepiscono nelle quiete mesmerica dei brani di Carol Anne.

Il peculiare contesto realizzativo e la bassa qualità sonora della registrazione non penalizzano tuttavia l’intensità delle interpretazioni dell’artista irlandese, né i contorni in qualche misura ritualistici del suo picking acustico – in prevalenza cullante ma non alieno da torsioni inebrianti – che fa da supporto poco più che interte a narrazioni di un folk tenebroso, dotato di un’aura sacrale. È abbastanza facile sentir riecheggiare in queste “canzoni dalla cantina” le trame e i vocalizzi di Marissa Nadler o gli ipnotici mantra delle cantrici del folk più polveroso e arcano, alle quali, del resto, rimandano inevitabilmente l’identità della scarna formula e l’estetica lo-fi.

Carol Anne McGowan, tuttavia, sembra sfruttare l’imperfezione del suono, che diventa una sorta di componente viva delle canzoni, che si atteggiano piuttosto come una danza di filigrane armoniche che risuonano in un ambiente ovattato, nel quale le note si espandono morbide e austere.

Ma le canzoni di Carol Anne non vivono solo d’atmosfera, poiché la sostanziale invariabilità della loro formula è invece modellata da una voce che sa al tempo stesso assumere dense sfumature evocative e abbandonarsi a sussurri di un’eleganza sottile e sognante. In tal senso, le due canzoni più lunghe (“Of Love” e “Carrigeen”) offrono un’ampia rassegna delle capacità interpretative della cantautrice irlandese, che nel corso dei loro sei e più minuti di durata varia sovente registro. Il tenore delle sue narrazioni modella la fisionomia dei brani, donando coinvolgimento emotivo ai ricorrenti temi sentimentali, ma niente affatto melensi, che in “I’ll Find You Again” sfiorano addirittura accenti della maturità folk di Hope Sandoval. Analogamente, i temi tenebrosi di “The Handmaidens Voyage” e “Old Time Radio Song” sono ammantati di una patina antica e misteriosa, senz’altro enfatizzata proprio dal particolare ambiente di registrazione.

Citazione a sé merita, infine, “So To The Sea”, tre minuti di incanto in bassa fedeltà e senza dubbio la canzone più compiuta, tra quelle che Carol Anne McGowan ha inteso portare alla luce dai sotterranei della sua ispirazione. In tal senso, “Songs From The Cellar” è un ottimo biglietto da visita per un’artista la cui preziosa espressività non può che lasciar ben sperare, in attesa di un vero e proprio album in studio.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 22 dicembre 2010 da in recensioni 2010.
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