music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Village Compass

MY AUTUMN EMPIRE – The Village Compass
(Wayside And Woodland, 2010)

I romantici vagheggiatori della countryside britannica hanno trovato una casa tutta per loro nella nuova etichetta Wayside & Woodland, facente capo ai due membri degli Epic45 Rob Glover e Ben Holton. Dopo una serie di limitate edizioni in vinile 12” o cd-r 3”, la prima uscita sulla lunga distanza della label è una raccolta di brani composti tra il 2005 e il 2008 per il progetto solitario di Ben Holton, My Autumn Empire, che fin dalla denominazione tradisce le sue fascinazioni per le transizioni stagionali e per atmosfere al tempo stesso calde e decadenti.

“The Village Compass” è dunque una rassegna di gentili bozzetti, in quattro casi compiuti in forma di vere e proprie canzoni, mentre le restanti otto tracce si abbandonano a iterazioni acustiche, riverberi e semplici innesti elettronici, che disegnano abbracci nostalgici e serafiche contemplazioni di foglie cadenti e cieli dai colori cangianti.

Un po’ come nelle placide istantanee dei “cugini” July Skies, e in forma più minimale rispetto a quella della sua band principale, Holton dischiude un mondo sonoro incantato, in equilibrio su arpeggi bucolici, sparute pulsazioni elettroniche e semplici samples in reverse.

Dalla breve durata di molti dei brani, si intuisce la natura non organica di “The Village Compass” – più un taccuino di appunti che un vero e proprio album – che tuttavia non manca di offrire pregevoli scorci paesaggistici, ai cui suoni liquidi e sognanti risulta facile abbandonarsi, lasciandosi cullare dalle cadenzate note della chitarra e dal complesso di una latente ambience acustica, capace di trasformarsi in festosa danza in “The Playing Fields”, ma anche di scolorare loop, sciabordii elettronici e statiche saturazioni sospese a mezz’aria. È in particolare la seconda parte del lavoro a imboccare il sentiero dell’astrazione sonora, instillando un senso di distanza e straniamento, appena rifinito dalla rassicurante invariabilità visionari affreschi acustici.

Laddove invece Holton si cimenta in strutture più articolate, si materializza nuovamente quell’equilibrata miscela di sfumature environmental, costruzioni melodiche e visioni rurali che costituisce l’essenza della sua variegata attività con gli Epic45. Così, l’ovattato incedere di “The Approach Of The City” si lascia andare a ricordi di una campagna sparita (“They’ll build it around you and you won’t even notice”), tra rilanci armonici e arabeschi folkeggianti, e gli obliqui duetti vocali di “Woodland Theme/Woodland Alcohol” (con il sodale Rob Glover) e di “Block Colours & Straight Lines” (con la brava Charlotte Morgan) sembrano prima dar luogo a vere e proprie canzoni, per dissolversi ben presto in screziature, pulsazioni e piccoli vortici elettronici. Ideale coronamento del lavoro è, infine, l’altra ballata “Hatchlings”, intrisa di una malinconia intima ma distaccata, che proietta riflessi di luce autunnale dalle tinte tiepide sulla serena constatazione “sometimes I feel the years closing in”.

Fluire del tempo, passaggio delle stagioni e contemplazioni di un mondo scomparso o semplicemente troppo distante dalla frenesia metropolitana continuano del resto a costituire i temi prediletti di Ben Holton, che con gli appunti sparsi di “The Village Compass” comincia a dare una veste ufficiale a quello che per anni non è stato altro che il suo progetto casalingo. Sicuramente un buon viatico per ingannare la lunga attesa di un nuovo album degli Epic45, ormai assente dai tempi dell’ottimo “May Your Heart Be The Map”.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 23 dicembre 2010 da in recensioni 2010.
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