music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Regen: Tropfen

ZAZIE VON EINEM ANDEREN STERN – Regen: Tropfen
(Drifting Falling, 2010)

Dietro il nome enigmatico e difficilmente memorizzabile di Zazie Von Einem Anderen Stern (più facile in inglese: Zazie from another star), opera da qualche anno la ventisettenne pianista tedesca di origine svedese Maike Zazie Matern.

Si direbbe che la passione per il pianoforte le scorra nelle vene fin da bambina, da quando ascoltava il padre suonare il medesimo strumento e curiosava nella collezione casalinga di dischi classici e moderni, da Chopin e Satie a Keith Jarrett. Da adolescente o poco più, Maike rimane poi affascinata dalle ballate di Tori Amos e, nel contempo, dalle screziature elettroniche nordiche di Björk e dei primi Múm; trasferitasi a Berlino, Maike entra in contatto con Nils Frahm (pianista, produttore e inseparabile sodale di un certo Peter Broderick), ampliando lo spettro dei suoi interessi artistici e cominciando a cimentarsi con quella che può ben apparire quale la sintesi delle sue passioni musicali giovanili.

Il suo album di debutto “Regen: Tropfen”, pubblicato dalla importante etichetta texana Drifting Falling, si colloca dunque in quel territorio della “experimental piano music”, di esplorazione ormai piuttosto comune ma proprio per questo non sempre suscettibile di conseguire risultati sopra la media. È invece proprio quello che riesce all’artista tedesca attraverso gli undici brani di un disco chiaramente proteso verso il minimalismo elettronico, ma che, accanto a disarticolati toni pianistici, presenta violoncello, glockenspiel e un’ampia di field recordings, frammenti vocali e suoni dalle provenienze più varie.

Non vi è tuttavia facile romanticismo, né particolare sforzo di costruzione armonica, nelle tracce della Matern, che, in maniera analoga a quella posta in essere dai connazionali Swod, predilige lavorare piuttosto su “rovine elettroniche” e simulacri melodici destrutturati, nei quali si inseriscono echi di singole note, respiri, sillabe, rumori e silenzi, tutti dosati in funzione di corollario a cadenze pianistiche austere o di contrappunto ad atmosfere inquiete e talora dissonanti.

A differenza di tanti altri artisti operanti nel campo della “experimental piano music”, la Matern non punta sulla resa emozionale di composizioni organiche, quanto invece su schegge elettro-acustiche giustapposte in un gioco a incastri nel quale note sempre più rade risuonano sulle quinte di arpeggi impetuosi, distaccati spoken word, accenni di melodiche asincrone e samples catturati dalla vita di tutti i giorni.

Tutto sembra studiato per risultate freddo e inerte nel mondo in penombra tratteggiato da “Regen: Tropfen”, eppure, il movimento tenue ma incessante delle composizioni in esso racchiuse ne fanno un piccolo scrigno delle meraviglie, in perenne equilibrio tra descrittivismo cinematico e latenti tensioni minimali, esaltate dalla schiva alternanza tra parlato e cantato da parte della Matern.

Ascoltare per credere brani quali “Morgen”, “Regentropfen”, “Im Juli” e “Klavierregen” per riscontrare in quest’opera prima dell’artista tedesca compassate astrazioni e sinuose sospensioni temporali, inframezzate da timide schegge melodiche; tutte valide testimonianze di un talento umbratile e ancora non del tutto sbocciato, ma dal quale è lecito attendersi possa mantenere la promessa insita nel particolare alias del suo progetto artistico, ovvero musica che sembra provenire da un altro mondo.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 26 dicembre 2010 da in recensioni 2010.
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