music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Whispering Woods

CUBS – The Whispering Woods
(Rusted Rail, 2011)

Vero e proprio supergruppo del “folk ai margini”, Cubs è una sigla che riunisce ben undici musicisti gravitanti intorno al collettivo Agitated Radio Pilot e alle etichette Deadslackstring e Rusted Rail, ormai da qualche anno caratterizzatesi per sonorità fuori dal tempo, che attingono a piene mani nella tradizione britannica e in quella gaelica, arricchendole con una moderna sensibilità in bilico tra bassa fedeltà e psichedelia.

Cubs appare dunque un tentativo di tirare le fila delle opere di tanti artisti già in passato in contatto tra loro, tra i quali si segnalano Michael Tanner (aka Plinth), David Colohan, C Joynes e membri di Agitated Radio Pilot, United Bible Studies, Yawning Chasm, Loner Deluxe e Phantom Dog Beneath The Moon. Basato in larga misura su improvvisazioni in bilico tra Europa e Africa occidentale (parte del disco è stata infatti registrata nel Gambia), “The Whispering Wood” rappresenta un’accurata selezione di litanie bucoliche, narcolessie trasognate e assortiti saggi di un ritualismo sghembo, conseguito con in jam naturalmente acide.
Chitarra, bouzouki, mandolino, violoncello, fiddle, fisarmonica e glockenspiel costituiscono la scarna ossatura intorno alla quale sono costruiti i tredici “viaggi” di psichedelia acustica che si susseguono nel corso del disco, passando da ninne nanne lisergiche ad ascetismi spoken word, da interludi strumentali a diroccati quadretti rurali che in qualche caso si accostano a simulacri di canzoni.

Inevitabilmente affine alle linee guida dello psych-folk del ventunesimo secolo delineato da gran parte degli artisti coinvolti nel progetto, ma anche avvolto da quell’aura di polvere e spettri ottocenteschi tanto cara ad esempio a Michael Tanner, “The Whispering Wood” testimonia abbastanza bene il vivido stato di salute di quell’out-folk sviluppatosi negli ultimi anni sotto traccia tra Inghilterra e Irlanda. Il carattere estemporaneo della formazione e quello ampiamente improvvisato dell’opera ne fanno tuttavia non più che una raccolta di frammenti disorganici, conferiti in questo contesto dagli artisti partecipanti al progetto Cubs ma, verosimilmente, in attesa di essere sviluppati in maniera autonoma altrove.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 3 febbraio 2011 da in recensioni 2011.
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