music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Nuvole

NHILE – Nuvole
(Autoprodotto, 2011)

Avevamo conosciuto i Nhile un paio d’anni fa, all’epoca della loro prima testimonianza discografica autoprodotta “Far Away From Here”, delicata prova in bilico tra elettro-acustica eterea e fascinazioni dalla matrice più tenebrosa.

Nei due anni intercorsi tra quell’incoraggiante esordio e i ventisette minuti di musica racchiusa nel nuovo “Nuvole”, più di qualcosa è cambiato per il duo formato dai torinesi Massimo Ordazzo e Paolo Della Rocca; benché permanga inalterata la loro predilezione per una formula musicale cangiante e impalpabile, più espliciti si fanno i riferimenti a una wave alquanto oscura, filtrata tanto da pulsazioni sintetiche quanto da sognanti flussi ambientali.

Altra novità sostanziale è rappresentata dal cantato in italiano dei primi tre brani del disco, mentre i restanti tre (intervallati dal breve interludio ambient “0”) ripropongono, apprezzabilmente migliorata la dizione inglese, in due pezzi originali e in una ambiziosa cover di “Dagger” degli Slowdive. Proprio la qualità straordinaria della canzone originale e la difficoltà del rimaneggiamento, condotto attraverso note pianistiche ed esili rarefazioni, segnano tuttavia una certa discrepanza tra questo episodio e la parte restante di un lavoro dal quale emerge, ancora una volta, qualche limite nella scrittura di brani costellati in maniera equilibrata da rielaborazioni di modelli evidentemente molto cari a Ordazzo e Della Rocca, quali Cure e Joy Division, ma anche Cocteau Twins e Sigur Rós, ma quasi mai autonomamente efficaci al di là delle pur piacevoli atmosfere.

Abbastanza curiosamente, la stessa scelta della lingua italiana per la metà dei brani compresi in “Nuvole” non giova alla resa complessiva del risultato, lasciando invece affiorare più di qualche perplessità circa la ricercatezza un po’ forzata di testi e cantato che, insieme, mostrano di subire più del necessario l’autoreferenziale gusto godaniano per la poesia e per declamazioni tra il distaccato e lo ieratico (“Esco da me/ scompongo il paesaggio”, “Onirica accendi le notti turbate/ da fulmini ed incendi perduti nel sonno”).

Non un lavoro da disprezzare questo “Nuvole”, tuttavia un momento di passaggio ancora piuttosto incerto per un duo dalle potenzialità niente affatto banali, alla cui “fatidica” terza prova viene naturale rimandare il momento della verità e della più compiuta definizione di un’identità artistica e di scrittura che ancora mostra qualche ingenuità e incertezza di troppo.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 26 febbraio 2011 da in recensioni 2011.
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