music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Time Elapsing Handheld

EMANUELE ERRANTE – Time Elapsing Handheld
(Karaoke Kalk, 2011)

Giunge al terzo lavoro sulla lunga distanza il compositore e polistrumentista napoletano Emanuele Errante, tra le figure più interessanti e attive nel panorama ambient ed elettroacustico italiano e non solo, come testimonia la pubblicazione dei suoi due precedenti album “Migrations” e “Humus”, rispettivamente, sulle etichette Apegenine e Somnia, e la recente collaborazione con Chris Hooson nel toccante “The North Green Down”.

Artista particolarmente attento agli aspetti visuali e descrittivi della musica, in “Time Elapsing Handheld” Errante distilla sette saggi (due in più nell’edizione digitale) di minimalismo cinematico, confezionati con accurata sobrietà in un flusso unitario ma in progressiva trasformazione, proprio come lo scorrere del tempo al quale l’opera è consacrata fin dal suo titolo. Si tratta, tuttavia, piuttosto che di una fredda ispirazione concettuale, di una vera e propria suggestione romantica, che lungo tutta la durata del disco si dipana attraverso il duplice canovaccio dell’iterazione e della progressiva evoluzione di calde note acustiche, modulazioni leggermente stranianti e tutta una serie di fremiti e ceselli tra elettronica e classicismo.

A differenza di tanti altri dischi i cui substrati organici vengono sottoposti a filtraggi e rimaneggiamenti digitali, “Time Elapsing Handheld” si attesta sull’esile crinale sul quale i due elementi si incontrano, compenetrandosi come a riempire i rispettivi vuoti, in forme sempre nuove ed estremamente coerenti. Non vi è, infatti, cesura palpabile nel passaggio tra la calda ritualità acustica e i granuli di rumore di “Leaving To Nowhere”, così come tra le dense saturazioni dalle quali traggono abbrivio “Inner” e “Made To Give” (quest’ultima realizzata in collaborazione con Simon Scott) e la morbidezza dell’abbraccio di “Counterclockwise”, brano dalle cui ondulazioni affiorano tastiere analogiche e una costellazione di microsuoni.
Sono questi i passaggi più umbratili di un lavoro che non si abbandona mai a cupe derive autoreferenziali, mantenendo invece un afflato sempre lieve e positivo; al più, è proprio in un pezzo come “Counterclockwise” che affiorano inattese fascinazioni che rimandano a certe atmosfere dei Bark Psychosis dei singoli, mentre i quasi dieci minuti di “Inner” concedono ampio margine per aperture armoniche sempre più ariose.

Accanto a chitarra, pianoforte, esili rumorismi e field recordings, non mancano nemmeno frammenti di maggiore vivacità elettronica, particolarmente evidente in “Later, Earlier” (brano già regalato in anteprima alla raccolta in free download OndaDrops Vol.2), le cui pulsazioni iniziali vengono tuttavia ben presto disperse lungo stratificazioni che sanno tanto di un’inversione dell’ordinario flusso temporale. Ma tutto torna subito lieve e serafico per un finale di disco nel quale, prima dei limpidi arpeggi della conclusiva “Memoirs”, ci si abbandona alle fluttuazioni incorporee di “Dorian’s Mirror” (completata da uno splendido video di Mélanie Skriabin), che esprime al meglio la fugacità del tempo, sciogliendo l’introversione elettroacustica in visioni ipnotiche, tempestate da qualche frammento impervio ma soprattutto da riverberi sognanti.
Con estrema naturalezza, Emanuele Errante è riuscito a compendiare una colonna sonora aliena da rigidi intellettualismi, ma palpitante e vitale come l’inane ricerca di quel tempo perduto che “Time Elapsing Handheld” è riuscito a catturare in un attimo fuggente di rapita contemplazione.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 30 marzo 2011 da in recensioni 2011.
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