music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Lust Of Pig & The Fresh Blood

LAURA SHEERAN – Lust Of Pig & The Fresh Blood
(Self Released, 2011)

Quello della polistrumentista irlandese Laura Sheeran potrebbe sembrare nient’altro che l’ennesimo nome che si affaccia sulla fertile scena del cantautorato al femminile. In realtà, fin dagli anni dell’adolescenza, Laura ha frequentato ambienti artistici, prima prestando la propria voce a diversi act della scena della natia Galway e di quella della capitale Dublino e poi cimentandosi nella scrittura di musiche per il teatro e colonne sonore per brevi documentari. Da un biennio a questa parte, il suo culto, originariamente circoscritto agli oscuri meandri della rete, ha cominciato ad affiorare in superficie, attraverso la diffusione di alcuni demo risalenti al 2008 e dell’Ep in download gratuito “Music For The Deep Woods” (2010), nonché per merito della collaborazione con Andrew Liles e Fovea Hex.

Anche in ragione delle poliedriche esperienze del suo recente passato, la ventiquattrenne artista irlandese si presenta al debutto sulla lunga distanza accompagnata da credenziali e aspettative notevoli, che “Lust Of Pig & The Fresh Blood” – va subito detto – non delude. Perizia esecutiva, vocalità pungente e notevole versatilità stilistica plasmano infatti un lavoro ricco di sfaccettature, che nei suoi ben quattordici brani e nella durata complessiva di poco inferiore all’ora trovano espressione adeguata e niente affatto prolissa.
Laura Sheeran mostra infatti di avere molto da dire e molto da lasciar trasparire della sua complessa personalità, a proprio agio in spogli territori acustici così come nelle ambiziose incursioni in dissonanze sintetiche.

Chitarra, tastiere, organi, ma anche ukulele, flauto, arpa e musical saw sono gli ingredienti salienti di questo affresco tenebroso e solenne nei recessi di un’anima inquieta, che l’artista irlandese adatta alla sua voce suadente ed evocativa come una sacerdotessa di emozioni ora astrattamente eteree ora preda di inestricabili incubi.

Il suo cantato – quasi mai sopra le righe di timbriche comunque assai ricche – si adatta infatti alla perfezione ai vari contesti nei quali è impiegato, che si tratti della quiete ondivaga dell’essenziale incipit “Walk Out With Me” o degli arrangiamenti cameristici dalle tinte oscure di “An Apple For You” e “Socrates And Red Wine”, delle semplici carezze acustiche di “I’m Sorry Son” o delle torbide scorie post-industriali di “The Fresh Blood” e “Lust Of Pig”. Se nei brani più lineari, la Sheeran rende omaggio senza remore a un (neo)folk nel quale convivono sinuoso ritualismo e spiccata grazia femminea, l’irrompere di innesti ritmici e asperità rumoriste accentuano il senso del tragico, latente in gran parte del lavoro e palesato dalla simbolica lotta tra statiche iterazioni e crescendo non privi di componenti teatrali. È qui che le interpretazioni si inarcano in torsioni di tagliente introspezione, un po’ come quella di una Anja Plaschg lievemente depurata del suo senso drammatico (“Sally Please Don’t Go”, “It’s Been A Long Day”), salvo poi tornare ben presto più piane ma non per questo meno visionarie.

La pronunciata personalità della Sheeran si manifesta con compiutezza proprio laddove l’accento viene posto sulla sua capacità di costruire mondi sonori in maniera autonoma ed estremamente schietta: la purezza del cristallo oscuro della sua voce e la sensibilità delle sue trame strumentali risultano infatti parzialmente sopraffatte dalle asfittiche sovrastrutture della seconda parte del disco (si vedano in particolare “Lust Of Pig” e “A Wake”), mentre rifulgono al meglio nelle tante decadenti piéce da scheletrica orchestrina dell’orrore, che peraltro fanno spesso da contorno a una scrittura nervosa, eppure in grado di incanalarsi in canzoni obliquamente compiute.

Non vi è, dunque, mero suono tra le sottili pieghe di “Lust Of Pig & The Fresh Blood”, bensì più d’una narrazione capace di imprimersi nella memoria grazie a melodie che preludono a una catarsi dalle angosce che, non a caso, culmina con la harveyana “To Carry My Bones”, la canzone più “canonica” del lotto, con le sue vellutate asprezze e un’interpretazione roca ma niente affatto spaventosa.

Lungo il suo percorso interiore ed espressivo, “Lust Of Pig & The Fresh Blood” rivela (o, per i suoi cultori della prima ora, conferma) un’artista oscura, raffinata, toccata dal raro dono di saper avvolgere in atmosfere eteree e proiettare in gorghi spettrali; il tutto con piglio deciso e con una spontaneità che non ha certo bisogno degli orpelli e degli uffici marketing di una Anna Calvi qualsiasi. Saranno pochi ad accorgersene, ma il debutto al femminile più stimolante dei primi mesi dell’anno è proprio questa modesta autoproduzione proveniente dall’Irlanda: non lasciatevela sfuggire, prima che qualcuno possa vantarsi di avervelo detto.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 4 aprile 2011 da in recensioni 2011.
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