music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Head And The Heart

THE HEAD AND THE HEART – The Head And The Heart
(Sub Pop, 2011)

Pare ormai acclarato che i destini della prolifica stagione del folk statunitense viaggino su un doppio binario: da un lato i nomi affermati, artisti più o meno lungo corso che magari possono far leva sul supporto di etichette di rilievo, dall’altro un universo di artigiani che esplicano la propria passione portando in giro la loro musica in piccoli club dove diffondono dischi autoprodotti o comunque dalla distribuzione assai circoscritta.
Accade però, fortunatamente, sempre più spesso che i due binari vengano a intersecarsi e che qualche artista o band transiti da una condizione all’altra e di conseguenza che il momento della loro scoperta si collochi diversamente per i fruitori dell’indie-folk “emerso” rispetto a quanto avvenga per gli instancabili indagatori dei mille rivoli sotterranei nei quali si dispiega l’affollato panorama folk di questi anni. Così è stato, nel corso del 2010, per le tardive ristampe ufficiali delle autoproduzioni di Hey Marseilles e Lost In The Trees, così avviene per il sestetto di Seattle The Head And The Heart, che adesso vede il proprio omonimo debutto ripubblicato dalla prestigiosa concittadina Sub Pop e per l’occasione sottoposto a nuovo mastering e ampliato con l’aggiunta di un’ulteriore traccia (“Rivers And Roads”) rispetto al self released dello scorso anno.

Le coordinate di questa giovanissima band guidata dal cantante Josiah Johnson – che insieme a Jonathan Russell ne ha formato il nucleo originario e ne condivide la responsabilità della scrittura – non sono poi così dissimili da quelle di tante altre proposte provenienti da quel Pacific North-West ormai stabilmente divenuto culla dell’indie-folk statunitense. La sua breve storia narra però di una graduale acquisizione di fisionomia, attraverso l’ampliamento di una line-up che nei suoi sei componenti include due contributi particolarmente decisivi per la sua resa sonora, ovvero quello del pianista-tastierista Kenny Hensley e quello della violinista e seconda voce Charity Rose Tielen.
Tali due elementi – o meglio, in modo in cui vengono impiegati – distinguono infatti The Head And The Heart dal novero dei bucolici vagheggiatori di un’Arcadia fuori dal tempo e da quello dei romantici propugnatori di timide trame acustiche, instradando piuttosto il suono della band verso melodie dai contorni decisi e tonalità vivaci, apportate da ritmiche groovy e da una ricorrente impostazione full band, non priva di una certa teatralità.

Quest’ultimo elemento, unito al lirismo narrativo e agli arrangiamenti classici e a tratti un po’ aspri, denota qualche affinità con lo stile ormai facilmente riconducibile agli Okkervil River ma, rispetto alla band di Will Sheff, il suono di The Head And The Heart è più intimamente legato a radici country-blues e le loro canzoni sono piuttosto protese a solari uptempo di stampo folkabilly. Prova ne è il passo danzante, da gioviale saloon di provincia, instillato dalle tastiere in particolare su un pezzo come “Ghosts”, senz’altro il più riuscito del lotto con le sue vivaci soluzioni armoniche e l’indovinata ironia del testo (“all my friends are talking about leaving, all my friends are sitting in their graves”).
Tra impostazione da orchestrina western e spunti corali, qui e là nel corso dell’album affiorano momenti più minimali e sommessi (tra tutti, “Honey Come Home” e “Heaven Go Easy On Me”), nel corso dei quali la voce pastosa di Johnson e quella al tempo stesso forte e sottile della Tielen si intersecano in dialoghi agrodolci ovvero si stagliano quale unico complemento a passaggi acustici di pregio, che pure sembrano ricongiungersi all’essenzialità di un folk acustico più lineare.

Eppure sono proprio questi i passaggi nei quali si apprezza al meglio la scrittura della band, altrove parzialmente offuscata da una certa sovrabbondanza delle soluzioni mirate ad ammantare la sua musica di una veste gioiosamente polverosa.
Le qualità di base, comunque, ci sono e traspaiono a dovere dai dieci brani di questa nuova versione dell’album, e anche se la giovane band The Head And The Heart presenta ancora margini di miglioramento, va valutata in maniera positiva l’operazione posta in essere dalla Sub Pop di sottrarre all’anonimato una delle tante espressioni dell’indie-folk pullulanti nel Pacific North-West.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 4 Mag 2011 da in recensioni 2011.
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