music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Wounded Beat

mombi_the_wounded_beatMOMBI – The Wounded Beat
(Own, 2011)

Pochi si ricorderanno di un progetto denominato Khale, che nel 2008 ha pubblicato, sempre per la benemerita Own Records l’album “Sleepworks”; ancora di meno quelli che qualche anno prima possono essersi imbattuti in un Ep rilasciato a nome Sun, Cancelled dalla deliziosa (e purtroppo non più attiva) netlabel Sundays In Spring.
Ebbene, dietro entrambe quelle esperienze c’era un certo Kael Smith, artista “da cameretta” proveniente dal Colorado, che, da “Sleepworks” in poi, divide i suoi destini artistici col sodale Matt Herron, insieme al quale presiede adesso a un nuovo cambio di denominazione, intraprendendo sotto il curioso moniker di Mombi una nuova tappa di un percorso artistico decisamente marginale rispetto alle grandi direttrici della musica indipendente, ma anche rispetto agli abituali canoni indietronici.

Se infatti le precedenti produzioni di Smith si erano già caratterizzate per cadenze rallentate e per una profonda sensibilità acustica, il nuovo mutamento di ragione sociale pare più che giustificato dall’ambizioso tentativo di rimescolare le tessere elettroniche e acustiche della sua musica, gettando un ponte esplicito tra uno scarno intimismo folk-cantautorale e avvolgenti spire ambientali, increspate da pulsazioni talora piuttosto vivaci.
Tali due elementi convivono in “The Wounded Beat” in un rinnovato equilibrio, determinato non solo dall’affinata sensibilità di scrittura di Smith e Herron, ma anche dall’abilità produttiva di Keith Kenniff (Helios, Goldmund) che, prima nei suoi studi di Portland e in seguito attraverso uno scambio di file digitali, ha ammantato di ipnotiche suggestioni elettroniche gli intrecci vocali e le narcolettiche melodie del duo di Denver, create e rifinite nel corso di ben tre anni di certosina lavorazione.

Ne è risultato un disco estremamente eterogeneo, i cui brani, seppur connotati in maniera abbastanza netta dalla prevalenza dell’una o dell’altra delle sue componenti principali, altro non sono che il risultato del loro continuo bilanciamento, in funzione di una sorta di cantautorato ambientale, lento, ovattato e sognante, manipolato secondo mutazioni ingenti ma tutto sommato intrinsecamente coerenti.
Vi è, infatti, un’esile linea di continuità tra le propulsioni ritmiche di “Monsoon” (quasi un’accelerazione dei Sigur Rós in una claustrofobica chiave danzereccia), la persistenza tenebrosa di “The Misunderstanding”, il serafico candore acustico di “Glowing Beatdown” e “Fort” (tra Montgolfier Brothers e Kings Of Convenience) e le catatoniche cadenze del notturno congedo “A General Map Of Love”, ed è individuabile nell’elevazione a sistema di sospensioni temporali e melodie dai contorni impalpabili, come tali adattissime a compenetrarsi con substrati eterei, che riecheggiano ora vaporosi ora scossi da battiti e drone in fluttuante (dis)torsione.

Le carezze bucoliche di un intimismo dolce e trasognato trovano dunque nei poco oltre trenta minuti di “The Wounded Beat” una declinazione morbida e vitale al tempo stesso, non limitata a una semplice pratica di innesti indietronici, ma frutto di una compenetrazione di piani solo apparentemente tra loro distanti. Come già nel recente “Similes” di Eluvium, nonché proprio in alcuni tentativi dello stesso Keith Kenniff, minimalismo elettronico, ambient music e canzoni dalle melodie acustiche si corteggiano ricombinandosi in forme indefinite e variabili: quella dei Mombi è particolarmente meritevole di attenzione ed è, senz’altro, la più riuscita tra tutte quelle realizzate negli anni dall’outsider Kael Smith.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 14 Mag 2011 da in recensioni 2011.
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