music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Stolen

LOTTE KESTNER – Stolen
(Saint-Loup, 2011)

Non si può certo pretendere di far cambiare idea a quanti sono soliti arricciare il naso alla sola lettura del termine cover, liquidando così in maniera aprioristica qualsiasi operazione che lo contempli o, peggio ancora (dal loro punto di vista), interi dischi esclusivamente costituiti da reinterpretazioni di brani altrui.
Se invece non siete tra coloro per i quali tale premessa è sufficiente per decretare il disinteresse verso un’opera del genere, potreste accogliere con piacere la notizia che una delle voci più affascinanti degli ultimi anni abbia deciso di raccogliere in un album – e in un annesso Ep di sei pezzi – una serie di cover, in qualche caso abbastanza ardite e comunque niente affatto banali.
La voce in questione è quella di Anna-Lynne Williams, eterea musa dei Trespassers William, nonché vocalist attiva in numerosi progetti e cantautrice solista con l’alias di Lotte Kestner, sotto il quale ha realizzato l’ottimo debutto “China Mountain”.

Già in quell’album era compreso uno spiazzante rimaneggiamento dell’interpoliana “Leif Erikson” (qui riproposta in una diversa versione), mentre altre reinterpretazioni ad opera dell’ammaliante artista californiana erano state da lei stessa anticipate attraverso i suoi diversi in sulla rete.
Si direbbe, dunque, un’abitudine quella di Anna-Lynne di cimentarsi con pezzi altrui, “rubati” e fatti propri con un piglio minimale e ovattato, capace di declinare in maniera dolcemente sognante anche pezzi in origine composti con tutt’altri intenti e secondo forme sostanzialmente diverse.
Restando in metafora, tale preziosa “refurtiva” è stata adesso riunita in un album – non a caso intitolato “Stolen”, in omaggio al brano della misconosciuta indie-band The Bleachers – che dovrebbe fungere da gustoso antipasto per il suo secondo disco solista, annunciato entro la fine dell’anno in corso.

Come per ogni raccolta di cover che si rispetti, decisiva è la scelta dei brani da rivisitare, e già in questo la Williams dimostra grande sensibilità e un notevole eclettismo, sotto il duplice profilo di rifuggire scontati ripiegamenti sui classici e di infondere molto di sé e del proprio stile nelle sue interpretazioni, che per ampi tratti paiono introiettare le canzoni in maniera estremamente personale.
Sarà infatti la non immediata riconoscibilità di molti dei brani, oppure l’atmosfera soffusa ed eterea che pervade la tracklist, ma a un primo approccio “Stolen” non dà l’immediata impressione di un album di cover, almeno nel senso di quella “alterità” che spesso permane nei risultati di simili operazioni. Scarne note acustiche, ambientazioni incantate e il fascino lunare della voce di Anna-Lynne pervadono infatti di sé le minimali istantanee di “Falling Snow” (tratta dall’ultimo lavoro di Damien Jurado) e della eelsiana “That Look You Give That Guy”, mentre una trasognata aura bucolica avvolge la “Flume” di Bon Iver. Il tono, in prevalenza intimo e dimesso, viene vivacizzato in occasione del pezzo dei Trash Can Sinatras “Earlies”, mentre due tra le interpretazioni più ardite del lotto – “Hur Jag Fick Dig Att Alska Mig” dei Kent, col suo organo distante e una fiorita costanza sonora, e “Let’s Go To Bed” dei Cure, virata in una chiave profondamente romantica – testimoniano la duttilità della Williams nel far propri originali molto diversi tra loro.

E se ancora tale caratteristica non risultasse convincente, la sua definitiva consacrazione giunge nella parte finale dell’album, nella quale trovano spazio le stupefacenti versioni di “True Faith”, virata in narcolessie acustiche da brividi, e di “Flirted With You All My Life”, vero e proprio testamento in musica del compianto Vic Chesnutt, la cui rassegnata disperazione viene qui trasformata in elegia dolente ma serena, intrisa di profonda condivisione umana.
Con buona pace di quanti diffidano a scatola chiusa di tale modalità espressiva, sono interpretazioni così riuscite a spiegare il senso e a fornire autonoma dignità all’essenza stessa delle cover; e un lavoro come “Stolen” sta qui a testimoniarlo in maniera decisa, con la sua raccolta di brani scelti con cura e passione e rivisitati in chiave acustica solista da una delle più belle voci femminili in circolazione.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 17 luglio 2011 da in recensioni 2011.
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