music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

A Cradle In The Bowery

MATT CHRISTENSEN – A Cradle In The Bowery
(Under The Spire, 2011)

Voce e prima chitarra dei chicagoani Zelienople, Matt Christensen si affaccia al suo debutto solista con un album estremamente personale, a partire dalla dedica alla figlia neonata, e scarno nella natura di suoni ridotti all’osso rispetto al maestoso impianto di psichedelia noir della band.

Nelle sette tracce di “A Cradle In The Bowery” permane un’indole trasognata e tenebrosa, che tuttavia si presta a fare da semplice sfondo alla chitarra e alla voce di Christensen, in una serie di canzoni narcolettiche, in bilico tra la dimensione di soffuse ballate e quella di trasognate sospensioni di psichedelia slow-core.
Supportato in un paio di brani da John Twells, aka Xela, Christensen disegna fosche melodie acustiche dal passo svelto e obliquo, simulacri di canzoni che si costruiscono solo parzialmente, restando invece sospesi in un flusso ipnotico avvolgente di chitarra, synth e organi.

Il ponte gettato da Christensen tra caldo picking di stampo slow-folk e atmosfere in bilico tra sogno e incubo risulta abbastanza chiaro già dall’iniziale “Someday I Won’t Matter”, la cui tensione claustrofobica creata da toni ricavati dagli archi si svolge lentamente attraverso le note stillate dalla chitarra e una lunga teoria di riverberi. Unite ad arpeggi non filtrati da effetti, le dilatazioni di fondo tendono poi via via ad abbracciare la dolcezza melodica dei brani in una sottile coltre visionaria, dapprima filtrata in una bassa fedeltà ondulata e irregolare (“Simple Lives Mean Nothing”) e quindi in loop sempre più cullanti ed estatici (“Already Found”, “Now You Have Won / I’m The One”).
Se si eccettuano le persistenti increspature sottese a quasi tutti i brani, unica eccezione alla sostanziale placidità di registro di “A Cradle In The Bowery” proviene dal pezzo dalla struttura, invece, più lineare e definita, ossia quella “Daddy” che eleva in primo piano l’ovattato intimismo della chitarra acustica, salvo poi presentare sinistre torsioni del cantato altrimenti monocorde e serafico di Christensen. Qui, più ancora che in altre parti del lavoro affiora in maniera netta una certa affinità con la densa entropia di Dean Roberts.

Da considerarsi non un semplice passatempo ai margini dell’attività degli Zelienople, quanto piuttosto l’inizio di un percorso artistico dotato di propria autonoma dignità, “A Cradle In The Bowery” offre una nuova testimonianza delle tante possibili declinazioni dell’inesauribile varietà offerta da modalità realizzative solitarie e casalinghe. Matt Christensen è andato a esplorarne alcuni degli aspetti più ipnotici, sospesi tra tenebre e dolcezza; chissà se la piccola “Lazy Angel” (titolo dell’ultimo brano, quasi otto minuti di cavalcata psych al rallentatore) alla quale l’album è dedicato avrà gradito e si sarà fatta cullare dal suono di queste ninnananne davvero particolari….

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 20 luglio 2011 da in recensioni 2011.
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