music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Widowspeak

WIDOWSPEAK – Widowspeak
(Captured Tracks, 2011)

Non accenna a scemare l’onda revivalista che negli Stati Uniti, ormai da almeno un paio d’anni, presenta il nome certo di un’etichetta intorno alla quale si è coagulata una sorta di scena artistica come da tempo non se ne vedevano nell’attuale mercato parcellizzato. Ancora una volta si torna a parlare della Captured Tracks di Mike Sniper, che dopo i vari Soft Moon, Wild Nothing, Minks e Craft Spells continua a scandagliare nostalgie wave sospese tra anni 80 e 90, riportando in superficie ogni volta riferimenti diversi e interpretazioni altrettanto varie.

L’ultima scoperta dell’etichetta risponde al nome di Widowspeak, terzetto newyorkese che dopo la “solita” trafila di singoli a 45 giri si misura per la prima volta con un album organico, nel quale sono raccolti alcuni dei brani che già avevano fatto drizzare le orecchie dei più attenti seguaci di quel ritrovato spirito un po’ oscuro e un po’ sognante, che tanto sta permeando di sé l’inizio degli anni 10 del mondo indipendente americano, e non solo.

A differenza di tanti altri loro “colleghi”, i Widowspeak non si limitano a far rivivere oltreoceano lo spirito uggioso di band wave e shoegaze di oltre vent’anni fa, presentando invece un bouquet stilistico decisamente più complesso e legato a doppio filo alla tradizione del pop-rock americano.

Eppure, le anticipazioni contenute nei singoli sembravano presagire la riscoperta da parte della band dei toni più sognanti ed eterei della temperie musicale della quale altri hanno rispolverato gli aspetti più oscuri e quelli incentrati sugli effetti chitarristici in fedeltà medio-bassa. Sarà stato per la voce suadente della cantante Molly Hamilton o per le atmosfere svenevoli dalle lente cadenze dark di “Burn Out” e “Harsh Realm”, fatto sta che l’attesa per questo esordio sulla lunga distanza faceva pensare che i Widowspeak intendessero aggiornare all’odierna sensibilità indie le soffici melodie dei Cocteau Twins, al più filtrate attraverso la breve ma splendida esperienza dei Lush.

I tasselli dell’omonimo album di debutto sono invece assemblati in maniera assai diversa: certo, permane il fascino quasi sandovaliano delle interpretazioni della cantante, così come una sensibile tendenza a coniugare atmosfere eteree con insistiti verticalismi ritmici ed elettrici dai riflessi seppiati. Tuttavia, fin dal singolo che ha più direttamente anticipato l’album (“Gun Shy”), così come dall’iniziale “Puritan”, hanno cominciato ad affacciarsi sentori ben diversi, rivolti piuttosto al surf sulla West Coast degli anni 50-60 o a speziate miscele tex-mex da colonna sonora tarantiniana.

Lungo le agili tracce (tutte dalla durata media di tre minuti, ad eccezione della conclusiva “Ghost Boy”), non mancano ulteriori spunti di sognante introversione, che si manifestano soprattutto nella sequenza “In The Pines”-“Limbs”, ma l’autentica cifra stilistica del disco risiede soprattutto in brani svelti, vivaci e imprevedibilmente solari, quali “Nightcrawlers” e “Fir Coat”, che offrono una peculiare interpretazione di uno scatenato garage-pop dagli accenti surf, al più leggermente velato da una lieve patina di bassa fedeltà o da iterazioni ritmiche pulsanti. A dispetto delle credenziali, ci si attesta più dalle parti delle Vivian Girls o dei Best Coast che non da quelle dei Wild Nothing o di altre band che hanno contribuito a tipizzare il suono della Captured Tracks.

Dalle atmosfere sfuggenti alle assolate popsong elettriche, il passo è dunque fin troppo breve per i Widowspeak, che nel loro album di debutto hanno voluto forse affrancarsi dall’identità profilata nei singoli, cogliendo magari l’occasione di occhieggiare al gusto indie più in auge al momento.

L’operazione, senz’altro interessante, può dirsi solo parzialmente riuscita, non in nome della semplice opzione stilistica ma del fatto che la loro veste più pop e solare non riesce a esaltare le indubbie qualità interpretative della Hamilton né è sempre adeguatamente supportata da melodie capaci di colpire nel segno.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 8 agosto 2011 da in recensioni 2011.
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