music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

All The Hurt That Hinders Home

CAUGHT IN THE WAKE FOREVER – All The Hurt That Hinders Home
(mini50, 2011)

Metà del duo scozzese Small Town Boredom, (due ottimi album all’attivo, improntati a endemica malinconia e a melodie catatoniche in bassa fedeltà), Fraser McGowan ha da poco intrapreso un percorso solista, contraddistinto dall’efficace denominazione Caught In The Wake Forever, che, benché a suo stesso dire ancora in fase embrionale, possiede già un’autonoma dignità artistica e un repertorio che, dopo un cd-r collaborativo pubblicato su Hibernate, si arricchisce ora dei cinque brani raccolti nell’Ep “All The Hurt That Hinders Home”.

Accantonato per ora il suo cantato sottovoce, McGowan si cimenta in composizioni interamente strumentali, che replicano la lentezza di cadenze della band principale sotto forma di minimali accordi di chitarra e pianoforte, contornati da caldi abbracci elettronici, ottenuti attraverso un ampio uso di manipolazioni e field recordings.
Rumori minuti, crepitii e sonnolenti languori chitarristici in delay introducono il lavoro, seguendo una ben precisa falsariga di iterazioni e screziature elettroniche, lasciata alla sua disadorna solitudine nell’iniziale “Recorded With You In Mind” e invece gradualmente più strutturata nella successiva “Fragments Turn To Dust”. In “Mount Batten Ferry” entrano in scena le note cadenzate del piano, contornate da microsuoni sfrigolanti, in una formula che può far ripensare a Library Tapes.

Ma gli indizi più interessanti sui possibili sviluppi futuri del progetto Caught In The Wake Forever provengono soprattutto dalle due tracce conclusive dell’Ep digitale, nelle quali McGowan tende a discostarsi maggiormente dall’attitudine (se non poi tanto dal suono) degli Small Town Boredom; “I Have Nothing Left To Give You Anymore” mette infatti a dialogare pianoforte e chitarra con ritmiche ovattate e saturazioni elettriche culminanti nella distorsione conclusiva, mentre “For Those That Left Along The Way” vira con decisione verso un’ambient puntellata di arpeggi, pigolii e manipolazioni elettroniche assortite, che va a sfumare in loop ipnotici sempre più lenti e narcolettici.

Curiosa la duplice edizione nella quale è stato licenziato “All The Hurt That Hinders Home”, che accanto a quella digitale ne contempla una fisica, contenente un numero doppio di tracce, poiché in essa i cinque brani dell’Ep sono sottoposti a pervasive manipolazioni da parte di altrettanti artisti. Così, “Recorded With You In Mind” è trasformata da Jon Attwood in un brano di oltre dieci minuti (più del doppio della sua durata originaria), percorso da riverberi elettrici aspri e nostalgici che si aprono in un articolato crescendo, mentre David Wenngren dilata “Fragments Turn To Dust” in nebbie romantiche più vicine al suo progetto Murralin Lane che non a Library Tapes, al quale è accreditato il remix. C’è anche spazio per le brume nordiche di Matthew Collings (Sketches For Albinos), per le sbilenche ambientazioni hoodiane di Jonnie Common, nella sua versione di “I Have Nothing Left To Give You Anymore”, e per le distorsioni lucenti e distanti di Fieldhead, che avviluppa “For Those That Left Along The Way” in ulteriori profondità ambient-drone.

La varietà delle riletture è dunque ulteriore prova della duttilità delle composizioni di McGowan e dei positivi germi da lui gettati unitamente alle prime testimonianze della sua solitaria creatura artistica, che, a questo punto, appare sensato attendere alla prima prova sul formato album, già annunciata per il prossimo anno.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 28 agosto 2011 da in recensioni 2011.
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