music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Living With Ants

MECHANICAL BRIDE – Living With Ants
(Transgressive, 2011)

Ultima in ordine di tempo ad affacciarsi nella nutrita schiera di giovani artiste britanniche che stanno catalizzando l’attenzione di pubblico e critica (Laura Marling, Alessi’s Ark ed Emmy The Great, giusto per citarne alcune), Lauren Doss è una pianista e cantautrice di Brighton, che già aveva catturato le attenzioni di molti grazie a un paio di singoli pubblicati tra il 2006 e il 2008, nonché attraverso apparizioni dal vivo accanto, tra gli altri, a Jeremy Warmsley.

Dopo qualche anno di elaborazione, è finalmente giunto il momento per il debutto sulla lunga distanza del suo progetto solista Mechanical Bride, nel quale la venticinquenne inglese coniuga un’impostazione di base a metà tra classicismo e folk (quest’ultimo inteso in senso molto lato) con sfumature assai varie, fornite da arrangiamenti e ambientazioni sonore che spaziano da austere partiture cameristiche a calde tinte soul.
Eppure, l’incipit di “Living With Ants” sembra collocarsi nel più classico solco delle affascinanti cantrici al pianoforte – da Tori Amos alla PJ Harvey di “White Chalk” – offrendo da subito l’immagine di un’artista che fa dell’intensità e del calore della sua voce i cardini intorno ai quali far ruotare la sua musica. È così solo fino a un certo punto, visto che già il crescendo d’archi e melodia dell’iniziale “Magpie” completa il brano con un’aura al tempo stesso spettrale e romantica, che esalta le suggestioni surreali e inquiete del testo.

Le premesse, dunque, sono molto positive e trovano conferma nel corso del lavoro in altri brani incentrati sul binomio di piano e voce e su atmosfere alquanto fosche e fascinose, come le due ballate “Peach Wolves” e “Lakes” e l’evocativo spoken word su pulsanti note basse, che in “By Night” lascia poi spazio all’eleganza notturna di una melodia nella quale rifulgono le doti vocali della Doss.
In ampi tratti di “Living With Ants”, tuttavia, la Doss pecca un po’ della smania di dimostrarsi il più possibile versatile e lontana dai cliché minimali della “donna al piano”. Se infatti il violoncello e, tutt’al più, percussioni sfumate completano i brani con un’adeguata patina di mistero, altrove le soluzioni di arrangiamento mirano a conferire una maggiore vivacità a melodie imprevedibilmente fluide e solari (“Young Gold (You Stole My Heart)”), strizzando persino l’occhio a soluzioni più catchy e articolate (si vedano in particolare “To The Fight” e “Boom! (Shine A Light)”). Ma è un po’ tutta la seconda parte del lavoro a offrire una sorpresa dopo l’altra, allontanandosi sempre di più dalla compunta dimensione iniziale, fino ad ammantarsi delle vivide tinte soul e swing di “Walk Into The Forest” e “Demons”. Si direbbe, quasi, di essere di fronte a due segmenti di album diversi, oppure a due artiste diverse: umbratile, intensa ed essenziale quella della prima parte, solare, lieve e talora sovrabbondante quella della seconda.

“Living With Ants” è, nel complesso, un debutto con luci e ombre, spesso inversamente proporzionali a quelle disegnate dai suoi brani, che mettono in mostra le indubbie qualità di Lauren Doss, rivelandone però al contempo limiti di messa a fuoco delle modalità nelle quali le sue doti espressive possano rendere al meglio. La necessaria crescita in termini di songwriting e un chiarimento nelle scelte stilistiche possono, dunque, soltanto affinare i risultati di un’artista che merita, comunque, di essere seguita con attenzione, quale una delle voci sulle quali puntare per le nuove declinazioni del cantautorato al femminile.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 3 settembre 2011 da in recensioni 2011.
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