music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Lo-Fi Musings

HEIDI ELVA – Lo-Fi Musings
(Self Released, 2011)

Materializzatasi dal nulla nel 2008 attraverso il suo album di debutto “Ships And Trees”, l’arpista neozelandese Heidi Elva aveva da subito palesato una peculiare sensibilità nel coniugare simulacri melodici e minimalismo sperimentale, in una formula estremamente scarna, che trovava espressione tanto inevitabile quanto adeguata in una dimensione elettro-acustica in bassa fedeltà.
Da allora, l’artista di stanza a Melbourne ha accentuato entrambi i caratteri della sua musica, vestendo prima i panni di raffinata interprete di alcuni brani dello splendido “Real To Reel” di Part Timer e denotando poi una transizione di più spiccata ricerca sonora nel brano esclusivo offerto alla raccolta in download gratuito OndaDrops Vol.3; trascorso questo triennio di intensa elaborazione, Heidi Elva si ripresenta oggi con un nuovo lavoro (al momento disponibile nel solo formato digitale), che ne completa la metamorfosi estetica e stilistica, secondo un processo di accresciuta articolazione di elementi ma, al tempo stesso, di ulteriore sottrazione compositiva, nella direzione di un naturalistico grado zero espressivo.

Gli intenti dell’artista sono esplicitati fin dal titolo del nuovo disco, che ne rispecchia in buona sostanza il processo elaborativo e la stessa modalità di realizzazione e registrazione, concentrata in un solo giorno dell’inverno australe del 2009 in una residenza vittoriana nei pressi di Sydney.
Di quella location in “Lo-Fi Musings” sono rimasti impressi i rumori di sottofondo – dal traffico al canto degli uccelli, da voci indistinte a distanti rombi d’aerei – penetrati attraverso un balcone lasciato intenzionalmente aperto e catturati dal microfono insieme alla voce di Heidi e al suono della sua arpa, contornata da pedali per loop e delay e dai samples estratti da un telefono cellulare. Accanto a lei, soltanto altri due musicisti, Brett Casey ai loop di basso e agli effetti e Joe Cummins alla tromba, quest’ultimo già presente in “Ships And Trees” ma adesso investito di un ruolo più incisivo nell’economia del lavoro, al quale il suo strumento imprime connotati profondamente notturni e stranianti.

Pare quasi di immaginare i tre musicisti in una stanza, mentre la timida luce invernale lascia il posto alle ombre della sera, impegnati nella fuggevole magia impressa nei sei brani e nella lunghissima (e sostanzialmente superflua) coda di soli field recordings compresi in “Lo-Fi Musings”. Quel che il disco restituisce di quelle ore è la testimonianza di un altrove spazio-temporale, disegnato dalle esili linee armoniche dell’arpa, contornate da effetti, beat e detriti sonori fluttuanti intorno ad astrazioni oblique, nelle quali si intersecano narcolessie ipnotiche, cadenze di un trip-hop catatonico e spettrali echi ambientali.
La stessa voce ammaliante della Elva ne risulta trasfigurata, ridotta a schegge irregolari, sospiri e suggestioni allucinate del senso di vuoto che, con modalità parzialmente differenti, risuona lungo tutte le tracce. Così, lo smarrimento declinato nelle concise iterazioni di “Simple Pleasures” trova complemento in una declamazione dal tono quasi ieratico, mentre melodie più definite scorrono sulle destrutturazioni trip-hop di “I’m Falling” e sulle saturazioni jazzy dell’eterea “A Thousand Kisses”, che elevano in primo piano l’onnipresente tromba di Cummins, nell’episodio più prossimo a Part Timer del disco.

A completare il quadro, ai due estremi, le sensazioni bucoliche di “Gardenia”, unica vera e propria “canzone” del disco (sola arpa e field recordings, essenziale come le confessioni sottovoce di Mi And L’au), e le spettrali saturazioni di “Casey’s Bassline” e “Church Bells” che, in bilico tra linee di basso, rumorismi dronici e sciabordii assortiti, virano in maniera decisa verso le ipnotiche oscillazioni ambientali della città silente di Mark Nelson.

E probabilmente è proprio questa la direzione artistica intrapresa da Heidi Elva, sempre più proiettata all’intreccio di pulsanti manipolazioni elettroniche ed estemporanei suoni organici, del quale il lavoro offre un saggio del tutto peculiare e non definibile in maniera unitaria, se non per le sue atmosfere notturne e per i suoi movimenti lenti. Quello di “Lo-Fi Musings” è il suono del momento che fugge e della sua angosciosa irripetibilità, cristallizzata in una stasi al contempo affascinante e sinistra.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 27 settembre 2011 da in recensioni 2011.
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