music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Eleven Continents

RF & LILI DE LA MORA – Eleven Continents
(Rowing At Sea, 2007)

Capita, in musica, che in presenza di presupposti di base invariati, aggiungendo o sottraendo elementi, si conseguano risultati alquanto diversi rispetto al punto di partenza.
L’album in questione esemplifica perfettamente uno di quei casi, rivelando ancora una volta come siano sufficienti poche variabili strumentali e compositive per permettere all’espressione artistica di trascendere i confini, talora angusti, della forma.

Schematizzando al massimo, la “ricetta” di “Eleven Continents” si potrebbe riassumere nel seguente modo: prendete un chitarrista acustico in grado di disegnare incantati paesaggi bucolico-ambientali, calate il suo fingerpicking pulito in un contesto sonoro più ricco e vagamente cameristico e coronate il tutto con una voce femminile che con dolcezza e intensità interpreta canzoni semplici, dai toni soffusi, e otterrete un album di grazia ed eleganza non comuni.
Ma poiché, fortunatamente, la musica non è il prodotto di una mera operazione matematica, “Eleven Continents” costituisce anche e soprattutto un’opera nata dalla passione e dal desiderio di percorrere strade nuove di artisti provenienti da esperienze diverse: il chitarrista e primo titolare di questo progetto è, infatti, quel Ryan Francesconi, polistrumentista già autore di tre album di sperimentazioni acustico-elettroniche sotto la sigla RF e qui affiancato da sezioni d’archi e di fiati, dall’arpa di Joanna Newsom, dal duo experimental-folk Familiar Trees, nonché dalla cantante Lili De La Mora (già nei The Year Zero), la cui voce angelica rappresenta, senza esagerazioni, quanto di più prossimo al fascino di Hope Sandoval si sia ascoltato negli ultimi quindici anni.

“Eleven Continents” vive di atmosfere rarefatte, come inserito in una realtà fisicamente dilatata nella quale i concetti stessi di spazio e di tempo perdono quella concretezza oggettiva che solitamente li caratterizza nella loro accezione più scientifica, per acquisire forme e significati totalmente nuovi. Undici continenti, territori reali ma non tangibili, percepibili quasi esclusivamente ad un livello emozionale “superiore”, che si potrebbe pensare come relegato a un’area altrimenti inaccessibile della mente umana e destinata esclusivamente al metabolismo dello stato di grazia del sogno, uno stato privo per definizione di qualsiasi tipo di barriera fisica precostituita, dove tutto scorre indefinitamente.

RF con questo disco ci porta in una specie di dimensione onirico-visionaria, e alcuni accorgimenti compositivi contribuiscono ad enfatizzare magistralmente quest’atmosfera, che già si avvale della dolcemente impalpabile voce di Lili: la chitarra e l’arpa che accompagnano il cantato, seguendone le inclinazioni o alternandosi ad esso (“Through the Trees”, “Eleven Continents”, “Fences”), i discretissimi inserimenti degli archi, che oscillano all’unisono con i sussurri della voce (“Miles And Miles”, “Kings”, “Cherry Park”, “Steep Ravine”), le altrettanto discrete ed eleganti comparse dei fiati (“Miles And Miles”, “Hundreds Of Threads”, “Cherry Park”), la presenza di rallentamenti con eco sul finale (“Newt Crossing”, “Fences”) e di numerosissime, sapienti pause (“Hundreds Of Threads”, “Fences”, “Fascinated”, “11:11”, “Steep Ravine”), che rendono la rarefazione temporale più concretamente percepibile.

Quelle sopra descritte e le tante altre fascinazioni acustico-orchestrali presenti in “Eleven Continents” (spazianti da accenni dream-pop a raffinatezze jazzy), ne fanno un lavoro di incantata armonia, nel quale non solo l’impeccabile impostazione tecnica di Francesconi acquista una leggerezza e un’intensità emotiva finora sconosciute, ma si compenetra perfettamente con la soavità eterea della voce di Lili, quasi a costituire, da “materiale artistico” eterogeneo, un unicum coerente ed inscindibile. Un po’ come in quella vecchia fiaba di Andersen che narrava della ballerina di carta e del soldatino di piombo: “…Il vento gettò la ballerina fra le fiamme e il soldatino, vedendo cadere la sua amata, si lanciò nel fuoco. Il piombo dei due piedistalli incominciò a fondersi, dando vita ad un’unica base a forma di cuore. Così i due innamorati rimasero per sempre insieme”.

(in collaborazione con Alessandra Reale, pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 13 luglio 2007 da in recensioni 2007.
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