music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Höstluft

LIBRARY TAPES – Höstluft
(Make Mine Music, 2007)

Pianoforte ed elettronica: un connubio tra due strumentazioni tra loro in apparenza molto distanti, ma che è ormai divenuto abituale in seguito ai molteplici esperimenti di accostamento di questi due elementi, condotti da artisti contemporanei, di sensibilità ed estrazione diverse.
Il risultato dell’interazione di melodie pianistiche e screziature elettroniche non è tuttavia sempre frutto di una mera operazione formale, o almeno non lo è quando alla sua base vi è la volontà di trascendere una forma ormai non così originale, per sottolineare le vibranti potenzialità emotive del pianoforte, in composizioni di semplice intensità, appena sporcate da crepitii ed effetti elettronici vari.

È questo che avviene nelle opere dello svedese David Wenngren, adesso giunto al suo terzo lavoro nel breve volgere di due anni sotto la sigla Library Tapes, dopo i due pubblicati per Resonant, “Alone In The Bright Lights Of A Shattered Life” e “Feelings For Something Lost”.
“Höstluft” segna la naturale prosecuzione della “poetica dell’assenza” di Wenngren, qui resa ancor più intima e quasi imperscrutabile dalla scelta della lingua svedese per il titolo dell’album e quelli di tutte le scarne composizioni qui comprese che, in poco meno di mezz’ora, alternano sparse note di piano (“Mörker Genom Tomrum”, “Noslipós”) a melodie romantiche e più strutturate (“Skiss Av Träd”, “Dis/Dagg/Dimma”).

Se infatti i due lavori precedenti vedevano una maggiore presenza di trame elettroniche oscure, solo a tratti solcate da partiture pianistiche, “Höstluft” può considerarsi un album pensato e composto per piano solo, in cui le esili sfumature digitali rappresentano soltanto l’impalpabile corollario di composizioni di intenso minimalismo isolazionista, non alieno, tuttavia, da passaggi lievi e solari (“Ensamhet”, tra tutti), né da momenti di sinistra cupezza. È il caso, quest’ultimo, dello sferragliare metallico dell’incantevole “Noslipós”, che getta panico nell’animo dell’ascoltatore, puntualmente risollevato dalle effusioni amorose di “Repor”, una splendida partitura puntellata da soavi note liquide, disciolte, finemente straziate da distrazioni particellari. La più frenetica “Mellan Ljud Och Text” aggiunge granulosi field-recording al solito flusso melodico, sviluppato con grazia cristallina; ed è corroborata dalla successiva “Skiss Av Löv”, che dona nuova luce e sviluppa con tatto gli intrecci minuscoli e imperscrutabili che vengono a crearsi.

La seconda parte del disco si caratterizza per un approccio più astratto e in parte disgiunto da quello delle tracce precedenti; perché, se “Pjotr“ innesta una disturbante schizofrenia glitch, la title track si avviluppa autonomamente con suoni d’altri mondi e incentra la sua ragion d’essere in un grande pathos di fondo. La già citata “Ensamhet” si distingue per un malcelato e straniante romanticismo, la conclusiva “Distans” sancisce la fine, fotografando con grande fedeltà cinematografica la realtà del suono di Library Tapes: una grande corrente in cui si mescola alla rinfusa, paradossalmente con ordine disordinato, ciò che la mente di David Wenngren sogna nel suo inconscio: colori sibilanti e presenze sonore marginali e al tempo stesso vitali, con l’anima rivolta verso la pace e la mente così eterea da risultare quasi immateriale.

Dopo i recenti album di Eluvium e Rafael Anton Irisarri, un’altra pregevole prova della declinazione in chiave moderna ed emotivamente traboccante del classicismo minimale incentrato sul pianoforte.

(in collaborazione con Alessandro Biancalana, pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 15 luglio 2007 da in recensioni 2007.
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