music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Pour Away The Ocean

HOAX FUNERAL – Pour Away The Ocean
(Scared Crow, 2007)

Quello del classico cantautorato folk si conferma ambito fervente di valide produzioni; certo, si tratta di un campo nel quale non sono esigibili significativi sviluppi a livello formale, essendo invece in esso decisivo il profilo espressivo e quello attinente alla qualità della scrittura.
L’ultimo esempio di interpretazione fresca e sufficientemente personale di variopinte influenze della tradizione folk è fornito da questi Hoax Funeral (il cui nome è un esplicito omaggio a Okkervil River e Shearwater), band proveniente dal popolato sottobosco indie-folk britannico che, dopo una raccolta e un Ep autoprodotti, perviene adesso al meritato debutto ufficiale.

Non si tratta però semplicemente dell’ennesima band collocata nel solco del più classico folk inglese, poiché, pur essendo fin dall’origine stabiliti nelle Midlands, gli Hoax Funeral sono un quartetto la cui formazione è equamente divisa tra componenti inglesi e americani, portatori di esperienze e riferimenti artistici molteplici – comprendenti ovviamente il folk britannico, ma anche l’alt-country e l’”americana” – la risultante dei quali è un piacevole ibrido, fuori tanto dal tempo quanto dallo spazio.
Supportato da una produzione all’altezza (assente nei due precedenti cd-r, alcuni dei cui brani sono peraltro qui riproposti), gli Hoax Funeral si presentano in quest’opera come una piccola orchestra folk, nella quale i quattro musicisti suonano un numero impressionante di strumenti, comprendente, tra gli altri, banjo, mandolino, pianoforte, pianole giocattolo e persino synth. Tale ricchezza strumentale, peraltro coniugata con composizioni sempre molto sobrie, dà luogo a un risultato piuttosto omogeneo, nonostante le sue diverse sfaccettature, caratterizzato com’è dal comune denominatore di una pronunciata attitudine melodica, incarnata alla perfezione dalla voce sottile e densa di fascino della cantante Anjy Hall.

Le ben quattordici tracce comprese in “Pour Away The Ocean” offrono infatti un’esauriente rassegna delle qualità della band, capace tanto di scrivere semplici “canzoni” dalle sembianze tipicamente indie, ma venate di tenui sfumature e arrangiamenti di sapore folk (“Hotel Las Vegas”, “Sleeping With Your Ghost”, “Heaviness”), quanto di creare bozzetti melodici la cui levità è appena offuscata dalla malinconia latente in quasi tutti i brani, o da timidi accenni stranianti, che rimandano al più classico psych-folk britannico (l’iniziale “Melting (Into Corners)”).

Tuttavia, la band esprime l’essenza più significativa della propria ispirazione nei brani nei quali più evidente è l’ibridazione tra culture folk diverse e in quelli dalle atmosfere più lente ed avvolgenti.
Al primo gruppo, oltre al frammento acustico lo-fi del traditional “Where Did You Sleep Last Night” – omaggio che esemplifica palesemente alcuni dei riferimenti artistici del quartetto – appartengono “Amsterdam”, “Waterlogged” e la sbarazzina “Lean-To Shelter”, nelle quali la band, con disinvoltura e padronanza dei propri mezzi, passa idealmente da una sponda all’altra dell’Atlantico, coniugando composizioni di chiaro stampo americano con un gusto degno della classe sopraffina di un James Yorkston e con una spiccata vena melodica che, anche quanto a mood e suggestioni d’oltreoceano, può trovare la comparazione più prossima negli svedesi Amandine.
Al secondo sono invece riconducibili i tre brani di maggiore forza evocativa (“All I Ever Thought About Was You”, “Forest Road Two” e “A Prophecy Fulfilled”), autentici gioielli di sottile malinconia bucolica, nei quali la voce della Hall risplende in tutta la sua cristallina, oscura bellezza su tappeti sonori incantati, solcati da esili linee armoniche e arpeggi acustici, intrecciati con dilatazioni dai tratti quasi ambientali.

Tra tradizione e cosmopolitismo, tra limpidezza di scrittura e complessità strumentale, “Pour Away The Ocean” rivela il quartetto anglo-americano come una band che può legittimamente aspirare a collocarsi nel novero degli artisti che meglio riescono a compendiare molteplici aspetti dell’eredità folk. Per conseguire tale intento, gli Hoax Funeral pongono senza remore l’accento su atmosfere e melodie la cui accattivante modernità sembra dotata persino di discreto potenziale d’impatto, suscettibile di travalicare anche lo stesso panorama indie-folk di riferimento.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 27 luglio 2007 da in recensioni 2007.
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