music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Fleursy Music

TAKAHIRO KIDO – Fleursy Music
(Plop, 2008)

Qualcuno ricorderà di certo quel piccolo gioiello di delicato post-rock e incantati frammenti pianistici che, un paio d’anni fa, rispondeva al titolo di “Remmings” ed era opera di una band giapponese chiamata Anoice. Se così non fosse, il consiglio a tutti gli amanti delle componenti più toccanti del genere è di andare a recuperare quanto prima quel lavoro, mentre se già avete amato quell’album, non potrete non trovare in questo “Fleursy Music” il suo naturale successore, nell’attesa della nuova prova della band al completo, prevista entro l’anno in corso.

Takahiro Kido, infatti, altri non è che un componente degli Anoice, nonché il responsabile della produzione di “Remmings”, impegnato già prima della band in numerosi progetti artistici, incentrati tanto sul suo strumento, la chitarra, quanto sulla ricerca di sonorità lievi e impalpabili, a cavallo tra sensibilità concettualmente ambient e spunti di moderna classicità, incarnati dal pianoforte e dagli archi.
In questo terzo lavoro a suo nome, Takahiro è affiancato da altri due degli artefici di “Remmings”, ovvero Yuki Murata e Utaka Fujiwara che completano con preziosi arrangiamenti le sue ariose armonie di pianoforte e chitarra e i suoi timidi approcci elettronici, espressi sotto forma di impalpabili dilatazioni ambientali, ritmi e screziature appena accennate.

I dieci brani di “Fleursy Music” offrono una rassegna piuttosto ampia delle potenzialità dell’artista giapponese, così come dei suoi molteplici interessi compostivi. Ferma restando la propensione per sonorità sfumate e cinematiche, Kido spazia dagli oltre nove minuti della lunga cavalcata “Smile – Spotter Chronicle”, ove dà luogo a un lento dipanarsi di classico post-rock alla Explosions In The Sky, a una serie di più brevi bozzetti acustici, fluttuanti su sparse note pianistiche e sul romanticismo dei quasi onnipresenti archi. Proprio in queste caratteristiche risiede l’essenza di un lavoro che, se torna in parte a solcare terreni musicali noti, ma di notevole suggestione emotiva, si sviluppa sui paralleli binari di un inaspettato picking acustico – che insieme agli archi in “Y” e “Milk Tea” consegue un risultato prossimo alle sonorità di The Album Leaf – e di melodie pianistiche semplici ma molto incisive, sia quando sono affiancate agli archi, sia quando brillano in quasi completa solitudine, contrappuntate soltanto da qualche tenue disturbo elettronico, come nelle varie “Poco!”, “The Gentle Afternoon” e “Izze”.

Tali caratteri sembrano poter accostare in parte lo spirito di questo lavoro ai tanti ottimi esempi recenti di “experimental piano music” (da Library Tapes a Rafael Anton Irisarri), rispetto ai quali tuttavia “Fleursy Music” presenta maggiore articolazione tanto strumentale quanto compositiva, in coerenza con una sensibilità di base innegabilmente legata al post-rock e senz’altro votata alla sentita descrizione di paesaggi emotivi attraverso suoni avvolgenti, che sobriamente dissolvono ricorrenti sentori musicali nordici sotto il tiepido sole della primavera giapponese. “Fleursy Music” è, infatti, un album fortemente connotato dalla sua origine geografica, nella musica e nelle sensazioni evocate, e in grado di dimostrare ancora una volta come le caratteristiche di certo post-rock continuino a prestarsi a sviluppi piacevoli e interessanti.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 15 marzo 2008 da in recensioni 2008.
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