music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Bersarin Quartett

BERSARIN QUARTETT – Bersarin Quartett
(Lidar, 2008)

Estetica post-sovietica, provenienza teutonica e fitto mistero su origine e componenti della band. Sempre ammesso che di band si tratti, visto che ben poco è infatti dato sapere dalle scarne note di copertina dell’album di questi Bersarin Quartett, nuovo progetto creato a Münster da un tale Thomas e adesso portato al debutto dalla giovane e interessante etichetta elettronica Lidar, dopo essersi già segnalato per un valido contributo a una raccolta della netlabel Aerotone nel 2007.

Poiché appunto non è possibile fornire ulteriori informazioni preliminari, non resta che addentrarsi nelle dieci tracce di questo lavoro omonimo, che suscita agevoli accostamenti alle opere di personaggi del calibro di Murcof e del connazionale Marsen Jules, presentando una nuova interpretazione del riuscito connubio tra l’elettronica e una strumentazione reale ricca e in qualche misura ispirata da un intento orchestrale, ben evidente fin dalla definizione di quartetto adottata per la band.
La base sulla quale si sviluppano le composizioni qui raccolte è quasi sempre costituita dal filtraggio elettronico di melodie d’archi disposte secondo l’iterazione di semplici loop, dai connotati romantici e densi di suggestioni cinematografiche. Su tale costante substrato, che pur in alcuni passaggi si innalza in primo piano creando raffinatissime spirali ambientali alla Stars Of The Lid (“Inversion”), il “quartetto” innesta tutta una serie di battiti elettronici e frammentazioni sonore varie, comprensive non solo di saturazioni orchestrali ma anche di accenni acustici, fiati, sparse note di piano e riverberi chitarristici.

Le composizioni di Bersarin Quartett sono incentrate in prevalenza su melodie irregolari, su suoni stratificati che prendono forma lentamente, acquisendo strutture armoniche (e talvolta disarmoniche) tali da conferire concretezza reale a una musica dai toni notturni ed evanescenti. E non è solo l’impronta ritmica, in taluni casi decisamente pronunciata, a conseguire tale risultato, poiché proprio la pluralità di elementi diversi caratterizza i passaggi più apprezzabili dell’album: così, il dissolvimento romantico di sciabordii e clangori elettronici in “Geschichten Von Interesse” genera un calore emotivo supportato da tanti strumenti reali, mentre la placida lentezza di “Und Die Welt Steht Still” regala costruzioni orchestrali di rara profondità e ancora il perfetto equilibrio tra parti suonate ed elettroniche di “Es Kann Nicht Ewig Winter Sein” riesce al meglio nell’effetto di coinvolgimento di una musica densa di oscure pennellate autunnali eppure sovente percorsa da fremiti elettronici in grado di rifuggirne gli eccessi di uniformità.

Tra melodie e ritmi, tra piana orchestralità e più aspre increspature, l’ora scarsa di musica di “Bersarin Quartett” risulta ben elaborata e compiuta nella sua cinematica malinconia, al tempo stesso contemplativa ed emotivamente toccante, perfettamente adatta al finale agrodolce di un racconto o ai titoli di coda di un film, magari proprio come quelli di cui il Thomas a capo di questo progetto artistico disegna le colonne sonore immaginarie, non importa chi ne sia l’autore…

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 25 marzo 2008 da in recensioni 2008.
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