music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

April

sun_kil_moon_aprilSUN KIL MOON – April
(Caldo Verde, 2008)

Ci sono autori per i quali il tempo sembra non passare mai, lasciandone immutato lo spirito e la capacità di narrare in musica storie e sensazioni autentiche, anch’esse in apparenza invariabili nel tempo, eppure ogni volta frutto di rinnovata ispirazione poetica.
Al pari di uno scrittore ormai consumato, che padroneggia perfettamente il suo strumento creativo, Mark Kozelek, superata da poco la soglia dei quarant’anni, mette ancora in pratica il suo estro artistico con il terzo capitolo dell’ultimo progetto da lui concepito.

E come uno scrittore, nel corso degli anni, può cimentarsi in diversi contesti letterari, riempiendoli del proprio carattere e mantenendo in tutti un’impronta personale, così anche la toccante introversione del songwriting che ha reso indimenticabili le opere dei Red House Painters ha attraversato momenti di graduale mutamento, fino al riavvicinamento alla tradizione americana e a un feeling elettrico più pronunciato, coinciso con l’incipit dell’esperienza di Sun Kil Moon (“Ghosts Of The Great Highway”). Passando per la raccolta di cover dei Modest Mouse “Tiny Cities” (certamente “minore”, ma non per questo disprezzabile), Kozelek giunge dunque a questo “April”, che fin dalla sua durata totale si presenta quale un autentico monumento al suo inconfondibile tocco cantautorale.
Con i suoi oltre settanta minuti, “April” è, infatti, un lavoro imponente, di complessità e profondità sorprendenti per un artista non certo alle prime armi, che i luoghi comuni vorrebbero trascinarsi stancamente, fornendo ogni tanto nostalgici sprazzi della sua classe, buoni solo a tener vivo il ricordo della gloria che fu.

Che tutto questo non sia, per fortuna, valido per Kozelek lo si capisce fin dai quasi dieci minuti dell’iniziale “Lost Verses”, che sembrano voler porre con decisione un punto fermo, segnando una ripartenza inedita, per quanto pienamente collocata nel consueto solco di un cantautorato in seppia, ancora una volta animato dalla dolce nostalgia di ricordi lontani e coronato da un cantato inconfondibile ed espressivo come pochi altri, adesso reso ancora più profondo e vellutato dal passare degli anni.
Nei brani di “April”, com’è ovvio, non si può certo pretendere di ritrovare il tormento giovanile dei tempi di “Down Colorful Hill”, ma deve riscontrarsi come la voce di Kozelek sia sempre in grado di riempire di poesia le storie narrate e di trasporre in musica brevi racconti dal sapore letterario, che si trasformano sovente in brani lunghi ma perfettamente padroneggiati nel loro progressivo sviluppo di arpeggi gentili e graduali, dolenti crescendo elettrici.

Nell’album coesistono, infatti, due diverse anime strumentali e compositive, espresse dalla contrapposizione da un lato tra gli intensi brani acustici e quelli più elettricamente bluesy e, dall’altro, tra classiche ballate di durata contenuta e articolati cantici, la cui lunghezza non risulta mai pedante, poiché semplicemente servente ad esigenze narrative di volta in volta diverse.
La molteplice intersezione di elementi e stili di scrittura genera quindi allo stesso tempo la lunghissima elegia elettrica “Tonight The Sky” e la prosa intimista di “Tonight In Bilbao”, il perfetto bilanciamento tra contesto sonoro aspro e morbide melodie di “The Light” e le magistrali pennellate acustiche di “Lucky Man”, brano dalla più pronunciata impronta folk e fin d’ora collocabile, insieme alla successiva “Unlit Hallway”, nel novero delle canzoni più valide uscite dalla penna del cantautore californiano.
Si aggiunga, per pura completezza di informazione, che all’album recano il loro contributo artisti del calibro di Bonnie “Prince” Billy e Ben Gibbard e che un ulteriore punto di forza di “April” è costituito dalla raffinatezza delle melodie e dagli arrangiamenti, sempre molto essenziali e misurati, per rendersi conto di essere di fronte a un’opera varia e profondamente segnata dai tratti personalissimi di Mark Kozelek, senz’altro rigenerato nella sua ispirazione dai ben cinque anni che separano quest’album dalla sua ultima opera originale.

Non si può pertanto fare a meno di salutare con gioia il ritorno in gran forma di un autore di classe cristallina, che regala ulteriori istantanee dal suo autunno perenne, dischiudendo un mondo conosciuto ma rivelatore di nuovi profili, dimesso ma rassicurante, e grondante un sentimento in grado di dissolvere le sofferenze dell’animo nelle tiepide carezze di un Aprile già degno di essere ricordato.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 30 marzo 2008 da in recensioni 2008.
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